DIESELGATE, SI DIMETTE IL NUMERO UNO DI VOLKSWAGEN AMERICA Michael Horn, dal 1990 in VW, ha lasciato l'incarico "di comune accordo con la società"

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Michael Horn, numero uno del gruppo Volkswagen negli Stati Uniti, ha rassegnato a sorpresa le sue dimissioni con effetto immediato, a sei mesi dallo scoppio del Dieselgate. Il manager 54enne, che era entrato in carica nel gennaio del 2014 e lavorava nel gruppo tedesco dal 1990, ha lasciato l’incarico – si legge nella nota ufficiale di VW – di “comune accordo con la società”. A prendere il suo posto sarà, ad interim, Hinrich Woebcken, un ex manager di Bwm che era stato nominato due mesi fa nuovo responsabile VW per il Nord America. Horn è il secondo manager di alto livello a lasciare Volskwagen dall’inizio dello scandalo emissioni truccate. A settembre, pochi giorni dopo lo scoppio dello scoop, si era dimesso l’amministratore delegato Martin Winterkorn.

Horn era stato uno dei protagonisti del Dieselgate: in autunno aveva testimoniato al Congresso presentando le scuse a nome dell’azienda e impegnandosi a rimediare, anche con la promessa di approfondite inchieste interne per assicurare che non si ripetessero in futuro violazioni simili. Il manager aveva anche dichiarato di essere a conoscenza dei problemi relativi alle emissioni, ma non del software truffaldino, già dal 2014. “In nome di tutta l’azienda e dei miei colleghi in Germania vorrei chiedervi sinceramente scusa”, aveva detto in quell’occasione dai mezzi stampa.

Al centro dello scandalo c’è il “defeat device”, un programma usato nei veicoli diesel venduti in America in grado di ridurre le emissioni dell’effetto serra nei test da fermo. Su strada le emissioni superavano anche di 40 volte i limiti consentiti dalla legge, causando gravi danni all’ambiente, nelle 482.000 vetture tra cinque modelli (Jetta, Beetle, Audi A3, Golf e Passat) prodotte e vendute tra il 2009 e il 2015.

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