BERGOGLIO APPROVA LA SPENDING REVIEW PER I PROCESSI DELLE CAUSE DEI SANTI Il Papa abroga le norme varate da Giovanni Paolo II nel 1983, incrementa le procedure contabili e rafforza la vigilanza

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Procede la riforma della Curia Romana voluta da Papa Francesco, che in data odierna ha approvato una “spending review” circa le norme “sull’amministrazione dei beni delle Cause di beatificazione e canonizzazione”, abrogando quelle promulgate dal’ormai santo Giovanni Paolo II, stabilendo che la Sede Apostolica “sostiene i costi” della fase romana, con il contributo dei promotori, “vigila perché gli onorari e le spese siano contenuti e tali da non ostacolarne il proseguimento”. Inoltre, è stato rafforzato il sistema di “check and balance”, distinguendo il ruolo di “Amministratore” da quello di “Postulatore”, incrementando anche le procedure contabili, e rinvigorito il ruolo della Congregazione per le Cause dei Santi come “alta autorità di vigilanza”.

Le vecchie norme, emanate da Wojtyla il 20 agosto del 1982, sono state abrogate nel corso di un’udienza al cardinale Segretario di Stato Parolin lo scorso venerdì. I documenti, allegati ad un Rescritto firmato dal Prefetto e dal Segretario della Ccongregazione per le Cause dei Santi, il cardinal Angelo Amato e l’arcivescovo Marcello Bartolucci, sono state pubblicate oggi sull’Osservatore Romano ed entrano in vigore “ad experimentum” per tre anni a partire dalla data di approvazione.

La premessa del documento pontificio, distinto in sei punti, afferma: “Le Cause di beatificazione e canonizzazione, che per la loro complessità richiedono molto lavoro, comportano spese per la divulgazione della conoscenza della figura del Servo di Dio o Beato, per l’inchiesta diocesana o eparchiale, per la fase romana e, infine, per le celebrazioni di beatificazione o canonizzazione. Per quanto riguarda la fase romana, la Sede Apostolica, data la natura peculiare di bene pubblico delle Cause, ne sostiene i costi, a cui gli Attori partecipano tramite un contributo, e vigila perché gli onorari e le spese siano contenuti e tali da non ostacolarne il proseguimento”.

Nel primo capitolo si sottolinea la presenza di un Postulatore che promuove la causa ma, a differenza di quanto indicato nelle norme “da osservarsi nelle inchieste diocesane nelle cause dei santi”, emesse dallo stesso dicastero il 7 febbraio del 1983, distingue la sua figura da quella dell’Amministratore. Questi, come recita il secondo capitolo, ha il compito di “rispettare scrupolosamente l’intenzione degli offerenti; tenere una contabilità regolarmente aggiornata; redigere annualmente i bilanci, preventivo (entro il 30 settembre) e consuntivo (entro il 31 marzo), da presentare all’Attore per la dovuta approvazione; inviare al Postulatore copia dei bilanci approvati dall’Attore”. Le postulazioni generali, invece “tengono distinte le contabilità delle singole Cause” e nel caso in cui l’attore intenda utilizzare anche una sola parte dei beni per scopi diversi dalla causa “dovrà ottenere l’autorizzazione della Congregazione delle Cause dei Santi”.

L’autorità vigilante, cioè il vescovo, il superiore maggiore o un’ altra autorità ecclesiastica (terzo capitolo) detiene il controllo su “tutti i movimenti inerenti la causa, sia in entrata che in uscita” e “annualmente revisiona, approva i bilanci della Causa e ne invia copia alla Congregazione delle Cause dei Santi”. Inoltre, il dicastero svolge anche il ruolo di “alta autorità di vigilanza” su tutte le informazione finanziarie, verifica il bilancio, e nella fase romana “gli onorari e ogni altra spesa in base a quanto stabilito dalla medesima Congregazione”. “In caso di inadempienze o di abusi di natura amministrativo-finanziaria da parte di quanti partecipano allo svolgimento della Causa”, questa “interviene disciplinarmente”.

Il documento varato regolamenta nel quarto capitolo il “contributo dell’attore alla Sede Apostolica” specificandone i dettagli, come la previsione che “i contributi, che non comprendono il costo della stampa della Positio, devono pervenire tramite bonifico bancario sul conto corrente della Congregazione delle Cause dei Santi, alla quale occorre inviare il documento riguardante l’avvenuta operazione” e che “celebrata la beatificazione o la canonizzazione, l’Amministratore del fondo rende conto dell’amministrazione complessiva dei beni per la debita approvazione”. Al termine della canonizzazione, la Congregazione delle Cause dei Santi “dispone dell’eventuale rimanenza del fondo, tenendo presenti le richieste di utilizzo da parte dell’Attore e le esigenze del Fondo di Solidarietà” al quale l’Attore può chiedere un contributo, ma solo “nei casi in cui vi sia reale difficoltà a sostenere i costi di una Causa in fase romana”.

Il tema dei costi e delle procedure contabili delle cause di beatificazione e canonizzazione era all’attenzione dello staff del Papa fin dalla sua elezione. Quella che nel pontificato di Giovanni Paolo II venne soprannominata “la fabbrica dei santi” necessitava già da tempo una revisione, tanto che il cardinale Amato, annunciò nel gennaio del 2014 sull’Osservatore Romano, l’entrata in vigore di un “tariffario di riferimento” a cui postulatori e attori devono attenersi. L’obiettivo era quello di eliminare “sperequazioni tra le varie cause”.

Una causa di canonizzazione, a partire dagli indizi fino alla messa sul sagrato di San Pietro, può costare fino a 250 mila dollari. Le spese possono includere il viaggio dei testimoni, l’esumazione del candidato, la pubblicazione della “positio”, le spese per i consulti teologici, storici, medici, le cerimonie. Questi furono i calcoli che fece qualche tempo fa l’agenzia stampa dei vescovi statunitensi Catholic Nes Agency. Mons. Greg Mustaciuolo, postulatore per la canonizzazione di Dorothy Day, fondatrice del movimento dei lavoratori cattolici, raccontò che per quella causa c’è un problema. Chi vuole Dorothy Day santa “i soldi che ha preferisce darli ai poveri”.

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