GIAPPONE: ORDINATA LA CHIUSURA DI DUE REATTORI NUCLEARI A cinque anni da Fukushima, il tribunale ha bloccato la riapertura di due reattori della centrale di Takahama per problemi di sicurezza

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centrale nucleare

La Corte distrettuale di Otsu in Giappone ha ordinato di fermare due reattori nella centrale nucleare di Takahama per ragioni di sicurezza, nonostante il “via libera” dell’Agenzia di Sicurezza Nucleare. Il reattore si trova a nord di Osaka: è la prima volta che un tribunale locale si pronuncia contro una decisione dell’Agenzia di Sicurezza Nucleare, questo a cinque anni dal disastro nucleare di Fukushima, che cade l’11 marzo.

La Corte ha così accolto le preoccupazioni dei residenti riguardo la sicurezza nella provincia di Fukui, dove il livello di radiazioni è al di sopra dei limiti consentiti: le aree sono ancora molto contaminate dopo l’incidente di Fukushima, come attesta l’ultimo rapporto di Greenpeace, anche se il governo spinge molti sfollati a rientrare nelle proprie abitazioni.

La vicina città di Tomioka è completamente disabitata, secondo il fisico nucleare Stephan Robinson, direttore dei programmi acqua e disarmo di Green Cross Svizzera,  “a Tomioka le radiazioni sono 35 volte superiori rispetto alla massima dose annua fissata dalle Raccomandazioni della Commissione Internazionale per la Protezione Radiologica”. Per gli abitanti ciò comporta rischi per la salute a lungo termine, mentre nel 2018 saranno bloccati gli indennizzi per gli evacuati, che inevitabilmente torneranno ad abitare in zone ancora altamente contaminate.

Stando alla sentenza, gli impianti non sono stati sufficientemente aggiornati: il pronunciamento è un colpo di arresto per il governo del Premier conservatore Shinzo Abe, che progetta di riattivare diverse centrali per generare con l’atomo il 30% del fabbisogno energetico giornaliero entro il 2030.

Questo episodio sottolinea le differenti visioni del rischio nucleare, anche tra i diversi organi dell’apparato statale: nonostante le rassicurazioni del Premier, la sentenza ha evidenziato l’inadeguatezza delle misure di emergenza dei reattori e rimarcato difetti nella progettazione degli impianti, dimostrando che gli standard da rispettare non sono ancora stati raggiunti.  

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