CHAMPIONS, IL REAL ELIMINA LA ROMA TRA GOL SPRECATI E APPLAUSI Standing ovation del Bernabeu per l'ingresso in campo di Totti, Spalletti: "Zitti e a casa"

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Applausi, gol sprecati e grandi emozioni: è in sintesi lo spettacolo di Champions League andato in scena a Madrid, dove i gol sono arrivati tutti dalla parte del più forte. Termina 2-0, o meglio 4-0 se si considera l’andata, quando in molti dissero che la Roma avrebbe meritato di segnare almeno un gol, o quantomeno di non incassare il secondo. Si è replicato lo stesso copione al Bernabeu, questa volta senza gli errori dell’arbitro della prima gara, ma con ancora più rimpianti per le occasioni buttate al vento davanti alla porta di Keylor Navas.

La Roma rischia subito, con un colpo di testa mancato di Cristiano Ronaldo, ma la risposta non giunge, perché Navas anticipa di pugno Dzeko. I cross arrivano, o almeno nella prima fase, tanto che Florenzi, da trequarti, tanta di regalare a El Shaarawy il pallone ideale per sbloccare la partita e, probabilmete, anche la mentalità dei suoi giocatori. La prima parata è di Szczesny, anche se il tiro di Kroos è poco pericoloso, come del resto non lo è neanche quello di Dzeko al 14′, ma la posizione lo era: ripartenza di Salah sulla destra, palla per il bosniaco che a centro area ha tutto il tempo di controllare, e tirare un sinistro che però finisce sul fondo. Un calcio di quelli che restano nella mente e nei rimpianti dei tifosi.

Il Real manovra e la Roma trema. Prima il destro da fuori di Modric, deviato da Keita ma neutralizzato da Szczesny, poi Dzeko prova a farsi perdonare con un filtrante per Salah, ma Navas chiude lo specchio all’egiziano, che può solo calciare sul fondo. Alla mezz’ora va al tiro CR7, ma Szczesny lo chiude, bloccandolo anche pochi minuti dopo, in uscita bassa, su un’azione avviata a centrocampo da un tunnel di Modric a Pjanic. I blancos collezionano angoli e tiri da fuori, ma al termine della prima frazione di gioco le statistiche sono contraddittorie: 18 tiri del Real Madrid, che nella competizione non ne faceva così tanti in un primo tempo da dieci anni, ma è anche terza volta in questa Champions in cui non trova il gol prima dell’intervallo.

Nella ripresa, cambio nel team giallorosso: Vainqueur al posto di Pjanic. Poi sempre la stessa storia: Szczesny sbroglia una situazione complicatissima e rilancia lontano, Salah, tenuto in gioco da Pepe, si ritrova solo davanti alla porta, ma calcia fuori dal limite. Di nuovo Cristiano Ronaldo ma il portiere giallorosso è una vera e prorpia saracinesca. Ci prova quindi Florenzi: salta Sergio Ramos e anticipa Pepe, ma Navas respinge, Ramos recupera e subito mette la palla in angolo. Dalla bandierina altra occasione non riuscita per la Roma: Manolas sfiora nuovamente il gol, trovando nuovamente presente il portiere del Costa Rica.

Al quarto d’ora, quando il canterano Vazquez prende il posto di signor 100 milioni Bale, Szczesny è diventa il portiere che ha fatto più parate nella storia della Roma in Champions. E proprio il neo entrato lascia sul posto Digne con un doppio passo e mette in mezzo un cross basso, che trova il piede di Ronaldo, in anticipo su Manolas: vantaggio dei merengue. La resa dei conti giunge al 19′: Cristiano Ronaldo scatta in contropiede e serve la sovrapposizione di James Rodriguez: 2-0 in diagonale. Il portoghese potrebbe segnare anche il terzo gol, ma lancia un tiro pessimo sul fondo da posizione eccellente.

Il Bernabeu ha sempre riconosciuto i campioni: applausi per Ronaldo, per Modric, ma la standing ovation è per il capitano Francesco Totti, a cui Spalletti regala l’ultimo quarto d’ora di Champions. Proabilmente Santiago Bernabeu poteva essere il suo stadio, e questo gli rende l’omaggio che si tributa solo ai campioni, anche quando vestono la divisa dell’avversario. La Roma sfiora un meritatissimo gol dalla bandiera, ma sul cross di Salah, il destro di Perotti centra la base del palo, mentre Dzeko, in chiusura di recupero, manca la deviazione di testa a un metro dalla porta. Finisce 4-0. E il tanto criticato Real resta l’unica squadra a non aver ancora preso gol in casa in questa Champions.

“Un’emozione grandissima” dice Totti rivedendo il filmato dell’ovazione che gli rende l’arena. E la sua emozione la si legge sul volto, oltre che dalla sua voce. Il capitano non ha mai lasciato Roma, neppure quando lo chiamò il grande Real: “L’unico rimpianto – dice -. Sono ricordi bellissimi perché il calcio mi ha dato tanto, questi sono ringraziamenti da uno stadio strepitoso. Il futuro? Poi vediamo, ora mi godo questo momento”. La domanda però sorge spontanea: quella di ieri sera è stata la sua ultima presenza da giocatore in Champions League?

Non sorride invece Spalletti. L’intervistatore di Mediaset introduce così: “Spalletti, complimenti…”. E lui: “Complimenti per cosa?”. Non è soddisfatto. “Non si può che prendere atto della realtà, invece di rotolarsi in altri discorsi: noi si è perso 2-0, gli altri sono discorsi. E io non partecipo ai rotolamenti. Possiamo anche farli i complimenti, se vogliamo: ma la realtà è che dobbiamo crescere come cattiveria, come convinzione. Siamo deboli: alla prima difficoltà non riusciamo a essere la squadra del livello che dovremmo avere. Bisogna prendere atto della realtà velocemente, altrimenti la strada è ancora più dura: non va bene, bisogna fare meglio. Non siamo migliorati per niente. Non ci rendiamo conto dell’occasione che abbiamo avuto questa sera: queste partite sono scorciatoie per importi all’attenzione mondiale, occasioni che ti danno più di 38 partite in campionato, e dovevamo giocarcele diversamente. Ora zitti, e a casa”.

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