L’Europa a due velocità

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Non dobbiamo ritenere che nel ventennio dei Bric l’Europa comunitaria sia rimasta ferma. E’ vero: nei primi anni duemila il processo costituente si è arenato. Ed è altrettanto vero che la risposta alla crisi economica è stata colpevolmente tardiva, al punto che ci sono voluti oltre trenta Consigli europei per arrivare al luglio 2012 e al famoso “whatever it takes” di Mario Draghi, che ha salvato la zone euro dall’implosione, aprendo la strada al ritorno alla normalità. Ma in entrambi i casi, a leggere con attenzione quel che è accaduto, sono gli Stati nazionali ad aver frapposto ostacoli al conseguimento degli obiettivi. E’ come se gli interessi intergovernativi sottraessero puntualmente ossigeno e vitalità all’integrazione comunitaria. Per questo è per me facilissimo rispondere a quanti mi chiedono se, per uscire definitivamente dalla crisi, ci voglia più o meno Europa. I risultati arrivano se gli Stati fanno un passo indietro.

Quando sono obbligati perché hanno tirato troppo la corda e la casa brucia. Oppure – meglio – quando intuiscono che sul lungo periodo far prevalere l’interesse della comunità è conveniente anche per loro. Basti pensare, una volta ancora, a quali resistenze nazionali la Bce abbia dovuto tener testa prima di lanciare un programma ambizioso e dagli effetti potenzialmente risolutivi per la ripresa, anche in Italia, come il “Quantitative easing”. Programma che, come argomenta sovente nei suoi pensieri domenicali Eugenio Scalfari, sottintende e allo stesso tempo consolida una strategia politica d’integrazione europea che pare essere la più ambiziosa di questo tempo.

Dunque, ci vuole senza dubbio più Europa. In un mondo così profondamente cambiato, nel quale la nostra posizione è meno centrale, soltanto uniti possiamo fare vivere e rendere influenti i valori europei al quali teniamo. Democrazia e diritti umani, lotta alle discriminazioni, solidarietà e welfare, tutela dei lavoratori e rispetto dell’ambiente e del paesaggio, per citarne solo alcuni. Per questo è così importante proseguire sulla via dell’integrazione comunitaria che, ripeto, negli ultimi vent’anni non si è mai realmente interrotta. Sacrificarla sarebbe come decidere di rinunciare a una trasvolata atlantica quando sei già a metà strada. Per tornare indietro, sei costretto a compiere a ritroso lo stesso percorso che ti resta per arrivare alla meta. Una beffa. Fermarti non puoi, sei nel mezzo dell’oceano. Quindi, devi solamente andare avanti. Perchè, anche se sai che è dura, il fatto stesso che tu sia arrivato fin lì dimostra che puoi farcela.

Allora, questo è il momento di affermare con forza che per arrivare al traguardo l’Europa deve avere la lucidità di procedere a due velocità. Quella dell’unione a ventotto, con la Gran Bretagna attivamente e convintamente a bordo. E quella dell’Europa della zona euro – a diciannove -, che condivida istituzioni più forti, un bilancio unico e un’unica politica fiscale. Lo penso da tempo e me ne sono convinto ancora di più parlando nel 2015 a Chatham House, l’autorevole luogo di riflessione sulla proiezione estera del Regno Unito. La formula dell’Europa a due velocità non soltanto non suona come un’eresia, ma può consentire di arginare qualsiasi tentazione britannica al disimpegno, che sarebbe evidentemente una iattura per la più generale prospettiva di un’Europa politicamente unita nei decenni a venire

Tratto da “Andare insieme, andare lontano”

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2 COMMENTS

  1. Lo sviluppo economico dei Bric è dovuto essenzialmente al loro sviluppo demografico! noi Paesi di vecchi, dove l’aborto ha fatto manbassa sulle future generazioni, piangiamo sul latte versato!
    Corso di Laurea nelle Scienze della Regolazione Naturale della Fertilità umana, per creare Educatori all’affettività e sessualità, Laurea ad Honorem per gli insegnanti dei MNRF attivi,formati dalle attuali Scuole di formazione accreditate da Università.
    Caterina Urciuoli Labriola-insegnante e formatrice del Metodo Ovulazione Billings_.
    Fondatrice CLUMB- Basilicata.

  2. Dissento.
    L’unica Europa possibile è quella che vede la GB fuori ed il resto a due velocità: una per i Paesi “virtuosi” del Nord ed una per i Paesi mediterranei (Portogallo, Spagna, Italia, Grecia, Malta e Cipro). La Francia vada dove vuole. Inizialmente, per la “grandeur”, vorrà andare con il Nord, ma poi si arrenderà e passerà anche lei all’Europa del Sud.
    Ho spiegato i motivi in “Lo Stato liquido”.

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