PRONTO IL PIANO USA PER I RAID IN LIBIA

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RAID USA

Si fa sempre più incerto il quadro politico in Libia. Per l’ennesima volta il Parlamento di Tobruk ha rinviato il voto di fiducia al governo di unità nazionale. A nulla sono valsi gli appelli dell’inviato Onu Martin Kobler, che a Quotidiano Nazionale ha parlato di un Paese ostaggio delle minoranze: a quasi tre mesi dagli accordi di Skhirat, manca ancora una guida politica certa in grado di far fronte all’emergenza jihadista.

La situazione preoccupa gli Stati Uniti, ormai determinati a intervenire militarmente per indebolire l’Isis in Nord Africa. Secondo quanto riportato dal New York Times il Pentagono avrebbe presentato alla Casa Bianca un piano di opzioni dettagliato per attaccare le roccaforti libiche del Califfato assieme agli alleati Italia, Francia e Gran Bretagna. Tra le ipotesi al vaglio c’è quella di bombardare i campi di addestramento, i centri di comando, i depositi di munizioni e altri obiettivi militari.

Il presidente Barack Obama, però, non sarebbe intenzionato a procedere prima del voto per il governo di unità nazionale. Posizione condivisa con l’Italia, dove il dramma dei due ostaggi uccisi prima della liberazione degli altri due ha messo sotto i riflettori l’estrema frammentazione del panorama libico, con tutti i rischi che questa comporta.

Così per il governo Renzi la parola d’ordine è prudenza, in attesa che la Libia recuperi la sua sovranità, si doti di un governo a Tripoli quanto più inclusivo possibile e legittimato a chiedere un contributo alla Comunità internazionale per la ricostruzione e la stabilizzazione del Paese. Un processo che richiede tempo e che rinvia alle prossime settimane, se non mesi, la decisione che l’Italia e gli alleati dovranno prendere sulle modalità di intervento nel Paese africano: “nei prossimi giorni non accadrà nulla”, hanno confermato ad askanews fonti di governo. Pur ammettendo che è in corso da tempo la pianificazione di strategie e piani militari.

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni confermerà mercoledì alle Camere la posizione italiana. Non ci sono accelerazioni da parte del governo italiano, anche a fronte di fughe in avanti – non condivise – di alcuni alleati. Francia, Regno Unito e Usa sono già presenti in Libia con gruppi di forze speciali, impegnati in operazioni antiterrorismo mirate. Non l’Italia: “In questo momento non c’è un solo militare italiano nel Paese”. E non ci sarà, se non espressamente richiesto dal futuro esecutivo libico, che si spera possa insediarsi quanto prima grazie alla lunga e faticosa mediazione delle Nazioni Unite. A questo proposito filtra un certo “ottimismo” negli ambienti del governo italiano, che lo considerano il primo – “ineludibile” – passo per ogni discorso futuro.

E’ chiaro che gli Stati Maggiori sono impegnati da tempo nella pianificazione di un eventuale intervento. E non si tratta tanto di essere pronti e proiettabili in tempi rapidi, quanto della decisa volontà di scongiurare l’errore di un’azione militare senza una strategia del “dopo”, come già avvenuto in occasione delle scelte compiute da alcuni alleati nel recente passato, contro il regime di Muammar Gheddafi.

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