ARANCIA MECCANICA A ROMA, FOFFO: “ABBIAMO DORMITO COL CADAVERE DI VARANI” Emergono nuovi particolari sul delitto del Collatino. La fidanzata di Luca: "Non si drogava. Lo hanno portato lì con l'inganno"

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Torturato a lungo e poi ucciso senza alcun motivo se non quello di “vedere l’effetto che faceva”. Emergono nuovi macabri particolari dalla confessione di Manuel Foffo che insieme all’amico Marco Prato hanno assassinato Luca Varani dopo un festino a base di alcol e cocaina. Un massacro lento e spietato degno dei “Drughi” di “Arancia Meccanica”. La violenza messa in atto per noia, per scoprire il “brivido” dell’omicidio.

A farne le spese un ragazzo scelto a caso, “al suo posto poteva esserci chiunque” ha raccontato Foffo ai pm, seviziato (“ha sofferto molto”) e poi finito con “due coltelli e un martello”. Poi un rituale ancor più raccapricciante nel suo cinismo: dormire con il cadavere. E’ tutto nei verbali dei giudici che lo hanno messo sotto torchio dopo la decisione di consegnarsi alle autorità. Perché quando è svanito l’effetto delle droghe è arrivata la consapevolezza dell’atrocità commessa.

“Lo hanno portato lì con l’inganno. I due che lo hanno ucciso non li conosco, ma di sicuro la sua unica colpa è stata quella di essere troppo ingenuo con le persone sbagliate. Adesso mi aspetto la verità. Non tornano troppe cose” ha detto a Repubblica Marta Gaia Sebastiani, fidanzata di Luca Varani. Il suo ragazzo, ha giurato, “non si drogava, lo escludo. O almeno a me non aveva mai detto niente. Era sorridente, sereno. Salutava tutti, quando uscivamo insieme si fermavano in 500 a chiacchierare con lui. Io lo conoscevo così e ora non c’è più”,

Gaia ha parlato di un “ragazzo semplice che lavorava e si dava da fare sebbene i genitori non avessero problemi di soldi. Non si era mai diplomato, aveva fatto anche tre anni di scuole serali. Poi aveva lavorato in pizzeria. Ora faceva il carrozziere. Venerdì lo cercavano al lavoro ma non l’hanno trovato”.

Ancora incredulo Walter Foffo, padre di uno dei killer. Secondo lui le parole del figlio ai pm “confermano ciò che penso fin dal primo momento, cioè che mio figlio fosse totalmente incapace di intendere e di volere: quando lui è stato ascoltato la prima volta dalle autorità sicuramente non aveva ancora smaltito tutta la droga, abbiamo letto che ha anche parlato di mostri. Le colpe, i debiti e i peccati si pagano, e lui pagherà, ma da padre voglio anche pensare che ci sia una motivazione a tutto questo, perché qua non parliamo di una scazzottata o di raptus ma di una cosa prolungata, una barbarie, se i conti coincideranno hanno anche dormito col morto in casa. Voglio credere che sia stata la droga a mandarlo fuori di testa, altrimenti cosa dovrei pensare, di aver generato un mostro?”.

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