CENTRAFRICA, LA CHIESA COME STRUMENTO PER LA RICOSTRUZIONE Dopo 3 anni di guerra civile i cittadini hanno mostrato di voler voltare pagina

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“La popolazione è pronta a voltare pagina e a edificare un Paese sulla base di una fratellanza riscoperta». Così l’arcivescovo Franco Coppola, da due anni nunzio apostolico in Centrafrica, ha commentato su Vatican Insider l’inizio del mandato di Faustin Archange Touadera – vincitore del ballottaggio presidenziale dello scorso 14 febbraio – previsto per la fine di marzo.

Dopo 3 anni di guerra civile i cittadini del Centrafrica hanno mostrato di voler voltare pagina, eleggendo un docente universitario, già primo ministro, votato da quasi il 63% degli elettori. L’arcivescovo, però, ha specificato che questa spinta verso una politica più stabile e democratica deve riflettersi anche in una ricostruzione dei legami umani e spirituali. “Ora c’è bisogno di riscoprirsi per quel che si è – ha detto l’arcivescovo, sempre a Vatican Insider – cioè figli della stessa terra, che non hanno nessuna ragione per combattersi e distruggersi reciprocamente, mentre ne hanno per costruire insieme la casa in cui vivere: e questa è un’opera che la Chiesa fa sua”.

Durante il periodo del conflitto, la Chiesa del Centrafrica è diventata un importante punto di riferimento per la popolazione, soprattutto perché in grado di segnalare bisogni e richiamare l’attenzione delle autorità e della comunità internazionale su alcuni problemi. Secondo Coppola, la ricostruzione spirituale non può essere staccata da quella materiale, anzi le due cose devono andare di pari passo: “nessuno pensa che con queste elezioni termini la transizione – spiega il Presule – entriamo in una nuova fase, ma le istituzioni, le regole, gli strumenti normali dello Stato sono distrutti. Non si può pensare immediatamente a una vita normale”.

“Dovremo invitare tutti – conclude infatti l’Arcivescovo – anche a vincere la tentazione, sempre presente, di chiudersi in una cerchia di ‘fortunati’, non accorgendosi del resto del Paese”.

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