UN CINEMA FRA LE MACERIE

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In un tripudio di alta moda, scollature mozzafiato e abiti all’ultimo grido, sul red carpet di Hollywood, è andata in scena quella che in molti considerano l’evento cinematografico dell’anno: la notte degli Oscar. Milioni di persone hanno assistito in diretta tv alla consegna della prestigiosa statuetta d’oro. È strano pensare che, contemporaneamente, dall’altra parte del mondo, a Gaza, il proiettore di un cinema è stato rimesso in moto dopo 20 anni, in una sala messa a disposizione dalla Mezzaluna Rossa. Niente tappeto rosso o riflettori. Solo un telo bianco. Per la modica cifra di 10 shekel (poco più di 2 euro), centocinquanta cittadini palestinesi hanno potuto godere della proiezione del film “Oversized Coat”, prodotto nel 2013, opera del regista palestinese Nawras Abu Saleh.

Una pellicola che narra le vicende di questa porzione di pianeta tra il 1987 e il 2011, lasso di tempo che ha visto il fallimento di tutti sforzi per la pace e ben due Intifada contro Israele. Nella sala, che di solito ospita feste o spettacoli tradizionali, era presenta anche Alaa Abu Qassem, uno studente di Gaza che mai, fino ad allora, era stato al cinema. Mentre si crogiolava nella nuova esperienza, dal suo sguardo trapelavano emozioni contrastanti.

“Sono felicissimo” dice commosso. “Ero solo un bambino quando vennero bruciati i cinema di Gaza”. Una lacrima sembra affiorare dai suoi occhi. Gli ritornano in mente i ricordi di un’infanzia passata sotto le bombe. Gaza prima era piena di cinema. Piccole finestre sul mondo che adornavano una città già crocevia di culture e tradizioni diverse. Nelle sale andava di moda far girare nel proiettore le “pizze” con pellicole europee, asiatiche ed occidentali. Ben presto quel paradiso divenne un inferno: i cinematografi vennero dati alle fiamme nel 1987, allo scoppio della prima rivolta palestinese. Vennero ricostruiti, ma durante la guerra civile del 1996 furono nuovamente distrutti.

Tuttora sui palazzi della città della città sono affissi, in parte carbonizzati e sbiaditi, i manifesti di quello che era stato uno dei più grandi cinema della regione. Le finestre della sala sono rotte da tempo e la facciata è coperta da murales che inneggiano alla lotta contro Israele. La lacrima, Quassem, non la lascia scendere sulla guancia. Scaccia via il ricordo e, guardandosi attorno domanda: “Dov’è il pop corn?”

Il quadro è radicalmente cambiato ne giro di una notte. Quando si sono abbassate le luci, tra il brusio generale del pubblico, qualcuno ha tirato fuori dalla tasca il telefonino o la videocamera per fare proprio un evento di cui, ormai, si era persa ogni traccia a causa della guerra.

“Gaza è affamata di cinema. Privare i cittadini di teatri e sale per proiettare film, è una violazione della loro umanità”, dice Al-Basilea Attawna, un regista che in passato ha visto i suoi film proiettati proprio in quei cinema ridotti oggi a un cumulo di macerie con le imposte sbarrate. In questa terra, dove i costumi islamici hanno preso il sopravvento, i film si guardano in privato, a casa, in televisione o su dvd. Ma le cose stanno cambiando, e anche in fretta.

Hussam Salem, della società Ain, sponsor della proiezione, ha rivelato che l’iniziativa, ideata a gennaio, prevedeva una sola proiezione a settimana, il sabato. Ha poi aggiunto un secondo show durante la settimana in risposta alle moltissime richieste avvenute sulla sua pagina social della società. Il pubblico è rimasto affascinato dalla pellicola, ma non gli è bastato. I presenti hanno richiesto di poter vedere film non solo palestinesi o arabi, i cittadini di Gaza vogliono i grandi volti di Hollywood: da Tom Cruise a Sylvester Stallone. Uno schiaffo alle prevaricazioni attuate attraverso l’imposizione della cultura unica.

Come ricorda Salem, i contenuti del film devono essere approvati dal Ministero dell’Interno di Hamas, prima di essere messi a disposizione del pubblico. Ciò può comportare la cancellazione di alcune scene, ritenute “scomode”. “Alle volte anche un bacio può essere interpretato male”. A Gaza un maxischermo sul quale proiettare ogni genere di film è un utopia. Per il momento.

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