POLITICA NEL CAOS IN SPAGNA: SANCHEZ BOCCIATO DAL CONGRESSO È la prima volta, dalla fine della dittatura Franchista, che un candidato premier riceve un doppio no dal Congresso di Madrid

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Spanish Socialist party leader Pedro Sanchez addresses the media at the Lower House of the Spanish Parliament in Madrid, Spain, 23 February 2016. Sanchez has accepted the proposal by Ciudadanos leader, Albert Rivera, of reforming the Constitution, a condition of Rivera in order to support Sanchez' investiture. Spain's King Felipe VI asked Sanchez to try to form a new government for which he has to negotiate with other political groups to obtain enough support at the Lower House to be sworn in as Prime Minister. EFE/Fernando Alvarado

La Spagna boccia la candidatura a primo ministro del leader socialista Pedro Sanchez. È la prima volta, dalla fine della dittatura Franchista, che un candidato premier riceve un doppio no dal Congresso di Madrid. Poco meglio di Sanchez avevano fatto solo Leopoldo Calvo Sotelo nel 1981 e José Luis Zapatero nel 2004, i quali erano stati bocciati al primo turno ma erano comunque riusciti a passare al secondo. La storica decisione è frutto del Congresso dei deputati che, con 131 sì e 219 no, ha definitivamente respinto l’investitura del capo del partito socialista spagnolo, il Psoe. Prima del voto Sanchez aveva lanciato un appello in extremis ai colleghi deputati: “Con un solo voto – aveva detto – possiamo cambiare il futuro della Spagna”.

Nonostante le promesse delle ultime ore, Podemos non si è mosso dall’idea del ‘no’. Sulla stessa linea anche il Pp del premier uscente Mariano Rajoy, rimasto irremovibile. Appoggiato solo dal partito di centrodestra Ciudadanos, Sanchez ha ottenuto soltanto 131 voti a favore divisi tra i 90 del suo partito, i 40 di Ciudadanos e quello di un nazionalista delle Canarie. Niente da fare contro i 219 “no”. È dal 20 dicembre che la politica spagnola si trova nel caos e lunedì prossimo dovrà affrontare il “terzo turno“. Per uscire dalla crisi politica rimangono solo sette settimane: senza un nuovo governo entro il 2 maggio il paese tornerà alle urne il 26 giugno. “Si intravede che non ci sarà un governo fino all’autunno” avverte il quotidiano nazionale El Pais, che parla di “un paese sull’orlo della bancarotta politica“.

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