Il peccato è morte non divertimento

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Il vero protagonista della parabola del figliol prodigo è il fratello maggiore. Il testo viene introdotto dal fatto che farisei e scribi si lamentano perché Gesù mangia con i peccatori e li accoglie. Tutta la parabola mira a questo uomo che resta fuori dalla festa, un uomo che non sa entrare nella gioia del ritrovamento. Per due volte gli viene ripetuto: “Era stato perduto ed è stato ritrovato”. Questo dovevano capire i signori farisei in realtà. Il messaggio che Gesù vuole dare è: il peccato è morte, è perdersi, non è divertirsi. Non è qualcosa che “non si può fare”, come pensano molti cristiani.

Il figlio rivendica il suo possesso, vuole la parte di patrimonio che gli spetta. Vuole non essere collegato al possesso paterno. Parte dopo pochi giorni. Va a vivere in un posto lontano, dove può fare quello che gli pare, dove può essere il centro della realtà. Inizia a sperperare il patrimonio. Nella casa del padre era difeso, qui è sperperato. Questo perché il vero fine di tutto è l’amore. In un contesto di amore ciò che abbiamo è conservato; in un contesto di non amore ciò che abbiamo si sperpera, si perde. Inizia a vivere da dissoluto.

È un termine ben preciso, di origine greca, che significa “colui che non ha salvezza, soluzione”. È quello che non si salva. Cioè è una persona che non avendo altri che se stesso, di se stesso si deve occupare. Ha come un foro interiore per cui non si soddisfa mai. Fa le cose in maniera compulsiva, non si ferma fino a quando non ha sperperato tutto. Si mangia tutto quello che c’è. Questo perché non c’è un fondo alla solitudine, si è aperto un baratro nella sua esistenza. Questo è il peccato. È una solitudine insaziabile. Dentro il peccato c’è un irrequietezza per cui devasto il mio possesso. A quel punto si ritrova schiavo della logica di quel paese lontano, il paese della solitudine. Pascola i maiali, animale considerato dagli ebrei impuro.

Vuole mangiare le carrube di cui si nutrono i porci, ma nessuno gli da nulla. Il male fa così. Ci porta verso il buio e poi ci lascia soli. Non ci nutre. Questa è l’opera del maligno: portarci fuori dalla zona di Dio e poi lasciarci soli, senza nutrimento. Inoltre, quest’uomo desidera mangiare come i maiali. Ha lo stesso desiderio degli animali. È decaduto dalla condizione umana. Vuole fare come gli animali ma non riesce a farlo perché non è un animale. Ha bisogno di relazioni, di qualcuno che lo ami. Ma non c’è nessuno, è solo. Attorno a noi ci sono tantissime persone infelice che sono arrivate ad assolutizzare i propri bisogni animaleschi in una solitudine devastante. Allora comincia il processo della salvezza. “Rientrò in se”.

Curiosamente, per tornare verso il Padre, deve tornare in se. Prima non era se stesso, stava seguendo un qualcosa che non è, un assurdo. Si ricorda subito della casa del Padre. Lui non è uno schiavo, non mangia con i maiali: ricorda la sua dignità di figlio presso la casa del padre. Ma prima ha dovuto tornare in se. È verso quel luogo che deve muoversi l’uomo per ripartire, verso quella verità dove uno ricorda di essere figlio e non abbandonato. È lì dove l’uomo ha l’intuizione della propria dignità che riparte la salvezza. Essendo entrato dentro, capirà dove deve andare fuori. All’inizio è convenienza, una convenienza seria, profonda: trovare da mangiare. Dio ci prende così, poveri come siamo. Poi, piano piano, ci rende dignitosi: ci da un abito bello, un anello al dito e una festa in cui entrare.

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1 COMMENT

  1. È vero il vero protagonista è il fratello maggiore che giudica il minore! Non riesce ad accogliere nel silenzio, cosi come fa il padre, il peccato, la lontananza, la miseria del suo fratello più piccolo, colui che, anche se ha sperperato tutto nella dissolutezza ed è morto, ma che, colto dal bisogno, è ritornato in sé. Accogliamo questo fratello minore per essere con lui, senza pregiudizi, figli dello stesso padre, che ci accoglie sempre e comunque prima ancora che gli chiediamo perdono; dello stesso padre a cui basta vedere quel puntino per avere l’occasione di correrci incontro, abbracciarci, baciarci e metterci il vestito della festa.
    Maria Rosaria

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