PROFUGHI, TUSK CHIEDE LA COLLABORAZIONE DELLA TURCHIA La diplomazia europea impegnata a risolvere la crisi migratoria: lunedì vertice a Bruxelles

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Il Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ha incontrato ad Ankara il Presidente turco Erdoğan, per volare poi a Belgrado, nel tour diplomatico che lo ha portato in questi giorni a toccare le rotte dei migranti.  

Tusk aveva già  rimarcato come migliaia di persone continuino ad arrivare sulle Isole greche dell’Egeo: “Non venite in Europa, non date retta ai contrabbandieri. Nessun Paese europeo sarà un Paese di transito” . La Turchia si era impegnata a rallentare le partenze, in cambio di tre miliardi di euro e di un’accelerazione del processo di adesione all’Unione Europea, ma è evidente che le misure prese non hanno avuto effetti. L’intento diplomatico europeo è dunque quello di arrestare questo flusso continuo di migranti e di convincere Ankara a riprendersi gli illegali: “spetta alla Turchia decidere come arrestare questo flusso continuo”, ha detto Tusk dopo avere incontrato il primo ministro Ahmet Davutoglu.

La crisi migratoria ha infatti risvegliato le paure per l’Europa, molti Stati hanno restaurato controlli alle frontiere, questa mattina il Commissario Europeo per le migrazioni Dimitris Avramopulos ha presentato il piano per salvare Schengen entro novembre: un eventuale fallimento costerebbe 1.400 miliardi in 10 anni. Si tratta di tappe e scadenze precise per “il ripristino del pieno funzionamento del sistema di libera circolazione entro la fine del 2016”, che discutermeo nel vertice di lunedì prossimo, sostiene Avramopulos.

Contemporaneamente, a Calais al quinto giorno di sgomberi nel campo profughi della Giungla, tra Parigi e Londra è tensione. Il Regno Unito offre altri 22 milioni di sostegno, ma la Francia vuole garanzie su una eventuale Brexit che causerebbe uno sconvolgimento ulteriore. Nel frattempo, Hollande avverte: ”venire a Calais significa la certezza di non poter attraversare la Manica e dunque di rimanere senza soluzioni”. Cruciali saranno i prossimi giorni per capire come la diplomazia europea cercherà di salvare Shengen.

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