IL BEL PAESE CANDIDA LA PIZZA A “PATRIMONIO DELL’UMANITÀ” Il ministro Martina: "Rappresenta l'Italia in tutto il mondo"

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L’arte culinaria dei pizzaioli napoletani, sarà l’unica candidatura italiana nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco. E’ quanto deciso, all’unanimità, dalla Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco su proposta del Ministero dell’Agricoltura, supportato dal Ministero degli Esteri, dell’Università, dell’Ambiente, dell’Economia. La pizza è stata scelta perché “rappresenta l’Italia in tutto il mondo”.

“Sono molto contento che la Commissione Nazionale abbia confermato la candidatura di una tradizione così importante per il nostro Paese”. E’ il commento del ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Maurizio Martina. “Prosegue anche così – ha proseguito il Ministro – il nostro lavoro di valorizzazione del Made in Italy dopo Expo Milano 2015. L’arte dei pizzaiuoli rappresenta un simbolo di italianità nel mondo e questa candidatura dimostra ancora una volta l’impegno del governo di proteggere e promuovere, in tutti i contesti mondiali, le tradizioni agroalimentari italiane”.

Il dossier sarà valutato dall’Unesco nel corso del 2017 e l’esito sarà noto solo verso la fine del prossimo anno. La pizza ha origini storiche che si perdono nella notte dei tempi: possiamo trovarne traccia già a partire dalla fine del 1500. Esistono documenti che rivelano che negli antichi sobborghi di Napoli, la focaccia di pane veniva chiamata pizza. Per rendere più appetitosa la classica schiacciata, i cuochi iniziarono a spalmarvi sopra un composto di strutto, sale grosso e aglio, oppure di caciocavallo e basilico, per chi se lo poteva permettere.

Fu nel 1700 che sulla pizza arrivò il pomodoro, importato dal Perù. L’olio aveva già sostituito lo strutto. È in questa fase che questo prodotto inizia a diffondersi, trovando popolarità anche all’estero. Grazie agli italiani che lasciavano la penisola per cercare fortuna nel nuovo continente, o in Asia, la pizza iniziò a essere cucinata in tutto il mondo. Da Napoli a New York, la pasta lievitata veniva servita con pomodoro e mozzarella.

Il coronamento storico arriva nel 1889, in occasione della visita a Napoli di Re Umberto I e sua moglie Margherita. Raffaele Esposito, considerato il miglior pizzaiolo dell’epoca, preparò e servì la pizza ai sovrani. La Regina apprezzò talmente tanto il gusto di quel piatto che ringraziò il cuoco con una lettera. Il pizzaiolo, per ricambiare denominò la pizza con pomodoro e mozzarella con il nome della sovrana. Nacque così la Pizza Margherita.

Nel secondo dopoguerra inizia un’altra fase di espansione. È l’epoca in cui molti meridionali iniziano a trasferirsi al nord alla ricerca di lavoro; con loro arriva la pizza nelle grandi città industriali come Torino e Milano. Dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine della guerra fredda, la pietanza partenopea viene esportata in paesi come la Germania, il Giappone, Medio Oriente, i paesi dell’Est e la Cina.

Al giorno d’oggi si potrebbe dire che la pizza è un piatto mondiale, sinonimo del buon gusto. Si tratta di una tradizione ricca di storia, ma tutta italiana, o meglio, napoletana. Ed è anche per questo che anche durante l’Expo di Milano, pizzaioli provenienti da ogni parte d’Italia hanno realizzato la pizza più grande del mondo, battendo ogni record. Regalando ai visitatori il piacere di assaggiare un sapore unico al mondo.

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