PRODI: “NON CI SONO LE CONDIZIONI PER UN INTERVENTO ITALIANO IN LIBIA” L'ex premier sulla morte dei due ostaggi: "Sono propenso a credere a qualcosa di deliberato piuttosto che a un incidente"

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“Non ci sono le condizioni per cui si possa intervenire” in Libia e la guerra è “l’ultima cosa da fare”. Così Romano Prodi, dal 2008 a capo del gruppo di lavoro ONU-Unione Africana sulle missioni di peacekeeping in Africa, in un intervento al Tg3. “Attualmente – ha spiegato l’ex premier – siamo lontanissimi” da “un intervento militare“, perché questo ci può essere “solo dopo la richiesta di un governo unitario”, come hanno detto “il nostro presidente del Consiglio e l’Onu“. E sul ruolo guida di Roma nella missione libica – che gli Stati Uniti sono disposti ad appoggiare “con forza”, come dichiarato nelle scorse ore dal segretario alla Difesa Usa Ash Carter – Prodi spiega: “Un intervento può essere fatto solo in ambito Onu, con un ruolo serio dell’Italia” che, al contempo, “deve però evitare di accrescere le tensioni contro di sé, di attirare le tensioni dei paramilitari e essere abbandonata. L’Italia deve essere impegnata con un ruolo serio ma non certamente sola”.

L’ex presidente del Consiglio ha anche spiegato la sua contrarietà rispetto all’ipotesi di una Libia divisa in tre parti – Tripolitania, Cirenaica, Fezzan – perché “questi tre Paesi fra di loro chiederebbero protezione ciascuna a una potenza straniera o sarebbero oggetto di appetiti di Paesi vicini. Ci sono due strutture unitarie al momento – ha precisato – la banca centrale e la compagnia petrolifera e nessuno vuole una divisione che romperebbe questa fonte di risorse che li tiene insieme”. Intervenendo inoltre sulla presunta morte dei due ostaggi italiani avvenuta a Sabrata, Prodi si è detto “propenso a credere a qualcosa di deliberato piuttosto che a un incidente” anche se sulle cause specifica che al momento non ci sono certezze. “Avere quattro ostaggi italiani – ha concluso – per l’Isis è un formidabile strumento di pressione”.

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