IN VATICANO IL PREMIER DI TIMOR EST, FIRMATO L’ACCORDO Il trattato prevede il libero svolgimento della missione della Chiesa all'interno della repubblica

656
papa francesco presidente timor est

Nel Palazzo Apostolico Vaticano, Papa Francesco ha ricevuto in udienza il primo ministro della Repubblica Democratica di Timor Est, Rui Maria Araújo, il quale ha poi incontrato il Segretario di Stato, il cardinale Parolin, accompagnato dal sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati, mons. Antoine Camilleri. Nei colloqui, sono stati evocati i buoni rapporti tra la Santa Sede e Timor Est “come pure il contributo storico della Chiesa all’edificazione della Nazione e la collaborazione esistente con le Autorità civili in vari ambiti sociali, quali l’educazione, la sanità e la lotta alla povertà”.

Al termine dell’incontro con il segretario di Stato ha avuto luogo, nella Sala dei Trattati del Palazzo Apostolico, lo scambio degli strumenti di ratifica dell’Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica Democratica di Timor Est, firmato a Díli il 14 agosto 2015. L’Accordo, composto da un Preambolo e 26 articoli, sancisce il riconoscimento della personalità giuridica della Chiesa e delle sue Istituzioni e garantisce alla Chiesa la libertà di svolgere la propria missione in favore della popolazione timorese.

Nel corso della cerimonia, il cardinale Parolin ha sottolineato che l’accordo “è frutto di anni di negoziato, sostenuto da un comune spirito di dialogo, di collaborazione e di costante ricerca degli strumenti giuridici più idonei a sancire il riconoscimento da parte dello Stato del servizio che la Chiesa cattolica svolge in favore del popolo timorese”. Tale impegno “riguarda l’ambito spirituale, così come quello dell’educazione, della solidarietà, dell’assistenza ai più deboli e di molte altre attività che contribuiscono positivamente alla crescita integrale del vostro amato popolo”.

“Grazie all’Accordo – ha spiegato Parolin – la comunità cattolica potrà prodigarsi con sempre maggiore sollecitudine in favore del bene di tutti”. In tale cornice, conviene notare che “la Chiesa non ricerca privilegi particolari ma desidera offrire un contributo libero e creativo per l’edificazione di una società sempre più armoniosa, animata dalla giustizia e dalla pace”. Naturalmente “la missione ecclesiale potrà essere ancora più fruttuosa e incisiva, se i principi contenuti in questo Accordo troveranno da ambo le Parti piena accoglienza e applicazione”.

Papa francesco, nel corso della giornata, ha anche incontrato frère Alois, priore della comunità ecumenica di Taizé. Sull’udienza, il Vaticano non ha finora fornito ulteriori particolari. Alois, nei giorni scorsi ha tenuto una conferenza alla università Gregoriana di Roma, in cui ha spiegato l’anima della comunità di Taizé come tentativo di “entrare in comunione con gli altri senza rottura con le proprie origini. Questo cammino di frère Roger – ha detto evocando il fondatore della comunità ecumenica – è delicato, esigente, e noi non abbiamo finito di esplorarlo: seguendolo a Taizé vorremmo anticipare la riconciliazione con le nostre vite, vivere già da riconciliati, e speriamo che questa esperienza possa contribuire a produrre un avanzamento teologico. Nella storia della Chiesa – ha chiesto frère Alois – la fede vissuta non ha forse sempre preceduto l’espressione teologica?”.

“La storia di Taizé – ha ricordato – può essere letta come un tentativo di mettersi a stare insieme sotto lo stesso tetto, ci saranno sempre delle differenze, esse posso essere un arricchimento, ma non è forse giunto il tempo di dare la priorità alla nostra identità battesimale comune a tutti? Cristo – ha concluso frère Alois – offre l’unità come dono, ma se non ci mettiamo insieme, come può farci questo dono?”

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS