Come accogliere il dolore

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Sulla via del Calvario l’evangelista Luca ci dice che “ad accompagnare Gesù c’erano alcune donne che facevano lamenti”. Erano il seguito femminile di Gesù. Donne che Gesù aveva attirato a sé, al suo amore, alla vera vita, strappandole dal peccato, dalla schiavitù del peccato e della morte. Era donne che amavano Gesù, che seguivano Gesù. Si prendevano cura di lui e non lo abbandoneranno sino al momento ultimo della sua crocifissione. I Padri della Chiesa affermano che queste donne sono “la pelle sofferente di Cristo”, addolorate del dolore di Cristo, già crocifisse con Lui.

Sulla via del Calvario ci sono donne che piangono, sono in mezzo a noi, fanno lamenti davanti alla vita che muore. Piangono queste nostre sorelle e gridano nel silenzio del loro corpo martoriato, gridano misericordia, gridano l’assenza della salvezza di Gesù.

Sulla via del Calvario, la pietà popolare ci dice che una donna si fece coraggio e raggiunse Gesù per asciugare quel volto sfigurato dal dolore. Ogni volto sfigurato attende di essere trasfigurato dall’amore, di ritrovare la bellezza, la dignità, il profumo della gloria, perché “ogni uomo è la gloria vivente di Dio” (Sant’Ireneo). Quell’uomo, Gesù, il Figlio dell’Uomo, è “il più bello tra i figli dell’uomo”: viene riconosciuto da Veronica come il Signore, il bellissimo e buonissimo Signore, schiacciato dalle sofferenze umane.

Veronica ci insegna che l’amore non si arrende, che l’amore va oltre le apparenze, oltre un legalismo senza cuore, oltre un perbenismo senza intelligenza. Va oltre il peccato per riconoscere la grazia, va oltre la morte per riconoscere la vita, va oltre l’indifferenza per riconoscere la fraternità.

Veronica, questa sera è una luce che si accende come speranza nel cammino tenebroso della nostra vita. Ognuno di noi è Veronica e può prendere in mano quel fazzoletto, come il proprio cuore, e con dolcezza, con tenerezza – come ci ricorda ogni giorno e in ogni modo Papa Francesco – poggiarlo sui volti, sulle vite, sulle storie, sul destino di queste nostre sorelle schiave. Ed ecco il miracolo: su questo fazzoletto vedremo impresso nient’altro che il volto di Gesù! Lui vive in loro e attende di essere riconosciuto in ciascuna di loro. Un giorno, nel giorno del giudizio ci dirà, chiamandoci per nome: “Salvatore … lo hai fatto a me” (cf Mt 25, 40). Prendiamolo, come Veronica, questo fazzoletto e se non c’è impresso il volto di Gesù è segno che non abbiamo ancora asciugato il suo volto sanguinante nel volto di queste nostre sorelle.

Bisogna ripartire dalla preghiera, perché il Signore ci cambi il cuore, ci apra gli occhi e la mente, tolga alla nostra volontà le catene che ci rendono impotenti dinanzi al male. Pregare, perché nella preghiera possiamo trovare soluzioni per liberare le schiave, altrimenti non sarà Giubileo. Gesù grida: “Sono venuto per dare liberazione ai prigionieri e libertà agli oppressi”.

Gridano misericordia queste donne abbandonate. Gridano misericordia i loro figli abbandonati. Gridano misericordia le loro famiglie abbandonate. Gridano misericordia i figli non nati di queste donne che non diventeranno madri, perché corpi offerti per generare piacere e non vita.

Si senta, allora, la voce di Dio, il giubilo di Dio che grida di gioia per ogni figlia che “era morta ed è tornata in vita, che era perduta ed è stata ritrovata” . Ed ecco allora che queste si trasformeranno in lacrime di gioia, di risurrezione, di vita che dà la vita.

Discorso pronunciato durante la “Via Crucis per le donne crocifisse”

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1 COMMENT

  1. Sono con queste donne che piangono inermi per la morte di Gesù. Sono con tutte le donne che piangono inermi per la morte di ogni loro figlio, anche non ancora nato. Ma le lacrime sono germe di redenzione e di salvezza,sono balsamo di consolazione per sofferenze profonde e mai completamente espresse, sono pura energia per acquisire forza di riscossione e di resurrezione! Soffriamo con Gesù e per Gesù, per risorgere con Lui nella gloria senza fine!

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