CASSAZIONE A RISCHIO DEFAULT, SOS DI CANZIO AL GOVERNO Il primo presidente lancia l'allarme sul contenzioso pendente e chiede di intervenire con un decreto legge

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La Cassazione è “assediata da un mostruoso numero di ricorsi che non ha paragoni con nessuna altra corte al mondo” ed è soffocata da un pesantissimo arretrato. A lanciare l’allarme sul rischio default di piazza Cavour è il primo presidente Giovanni Canzio che chiede alla politica di non starsene con le mani in mano perché il “declino” della Corte incide negativamente sulla collettività.

Anche i suoi predecessori al vertice del Palazzaccio avevano usato toni preoccupati sulla sorte della Corte, ma è la prima volta che un primo presidente si spinge a chiedere alla politica atti concreti: e cioè un decreto legge per affrontare con “provvedimenti urgenti” il fardello dell’arretrato nel settore civile,che rappresenta “un’emergenza” tale da mettere “in forse i valori della democrazia”. Sì perché, di fronte a un “flusso di ricorsi patologico” (ogni anno i nuovi sono 80mila, di cui 50mila nel penale e 30mila nel civile, dove i procedimenti durano in media quattro anni e il 48% dei ricorsi proviene dallo Stato) e davanti a pendenze così rilevanti, gli “Ermellini” non riescono più a svolgere appieno il loro compito primario: garantire l’esatta e uniforme interpretazione delle norme e in questo modo l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

Canzio parla a un convegno organizzato dal Csm. E il suo appello (condiviso dal Pg della Cassazione Pasquale Ciccolo) è rivolto al Governo e al Parlamento. Ad ascoltarlo ci sono tra gli altri il presidente della Consulta Paolo Grossi, i presidenti delle Commissioni Giustizia di Camera e Senato, Donatella Ferranti e Nico D’Ascola e il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Proprio al Guardasigilli il primo presidente sembra rivolgersi quando elenca i “pochi e semplici interventi” da inserire nel decreto legge per abbattere l’arretrato civile: una procedura semplificata per i ricorsi più semplici, l’apporto di tirocinanti in alcuni uffici, la possibilità di utilizzare come consiglieri i magistrati del Massimario, la nomina di giudici ausiliari (tra magistrati e avvocati in pensione) per smaltire il contenzioso tributario, che rappresenta il 50% di tutto l’arretrato civile della Corte.

E nello stesso decreto, Canzio propone di inserire la riforma delle impugnazioni penali, stralciandola dal provvedimento del governo all’esame del Senato. Orlando tende subito la mano. Interpellato dai giornalisti,dice di essere personalmente a favore del decreto legge, ma che la valutazione dovrà essere fatta collegialmente dal Consiglio dei ministri, dal premier e dal ministro per i Rapporti con il Parlamento. “Valuteremo se ci sono le condizioni per un decreto legge”, assicura, facendo notare che “molte questioni poste dal presidente Canzio possono trovare ospitalità in provvedimenti che sono a buon punto in Parlamento”. Dunque “se non ci fosse quella via, per ragioni di congestionamento della decretazione d’urgenza, possiamo lavorare su un’altra strada”.

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