TENSIONE E DISPERAZIONE A CALAIS: PROSEGUE LO SGOMBERO DELLA “GIUNGLA” In due giorni le squadre di operai hanno "liberato" almeno diecimila metri quadri di terreno

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Almeno diecimila metri quadri di terreno “liberato”, un migliaio di profughi (secondo gli attivisti oltre 3.000) sgomberati, 11 poliziotti feriti e il fermo di 3 attivisti che saranno processati. E’ il bilancio provvisorio prodotto – dopo solo due giorni – dalle operazioni di sgombero della Giungla di Calais, la più grande tendopoli della Francia. Nonostante nella giornata di lunedì, dopo l’arrivo della polizia in tenuta antisommossa, la situazione si sia complicata – con migranti e no borders che lanciavano pietre e agenti che rispondevano con lacrimogeni – anche nella seconda giornata la tensione non ha accennato a scendere. Alcuni migranti, animati dalla disperazione di non voler lasciare quelle che considerano le loro case, sono saliti sui tetti di alcune baracche armati di coltello, minacciando di “tagliarsi le vene”.

“L’attivismo di una manciata di militanti ‘No Borders’, estremisti e violenti non giunglacambierà niente”, risponde Bernard Cazeneuve, ministro dell’Interno che sta monitorando la delicata situazione. Ieri la polizia, in assetto antiguerriglia, ha lanciato lacrimogeni a pioggia contro gli attivisti, che rispondevano con un nutrito lancio di pietre. Nonostante questo – ha fatto sapere Cazeneuve – l’operazione di sgombero e distruzione degli alloggi di fortuna della bidonville “continuerà nei prossimi giorni, con calma e metodo, offrendo a ciascuno un posto, come da impegni del governo”.

Il Tar di Lille ha respinto nelle scorse settimane tutti i ricorsi contro l’evacuazione della zona sud della “jungla”, dove si trovano un migliaio di profughi (3.000 secondo gli attivisti) che aspirano ad attraversare la Manica per raggiungere la Gran Bretagna. Alla fine della prima giornata 46 profughi erano saliti sugli autobus destinati ad altri centri di accoglienza. Nella seconda ci sono state 29 persone in partenza per quattro centri nel sud della Francia. Ma nonostante le pressioni dello stato per trasferire i migranti in 102 centri costruiti ad hoc e pronti ad accoglierli, ma lontano dalla frontiera britannica, la stragrande maggioranza di loro si ostina a rimanere nella bidonville di Calais, in condizioni di grave disagio.

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