LA PAROLA AI CITTADINI DI ROMA

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Mentre si parla di grave crisi della democrazia, del sistema di rappresentanza, ma anche della scelta delle candidature, ormai controllata dai segretari di partito, i cittadini si organizzano per provare a mettere in pratica una autentica cittadinanza attiva, per una politica che sia davvero “per tutti”, che parta dal basso. Se “democrazia” significa “governo del popolo”, allora il popolo deve poter scegliere davvero chi lo governa. E questo a partire dalle città. A Roma, dove “i giochi” sembrerebbero chiusi per i nomi del prossimo primo cittadino, alcuni movimenti civici, associazioni cattoliche e laiche insieme a singoli privati – anche raccolti in federazioni e aggregazioni, come la federazione Solidarietà Popolare o l’assemblea costituente per l’esercizio della Sovranità Popolare – si sono organizzati in un Comitato civico di liberazione municipale (CLM), per promuovere le “Cittadinarie”: le Primarie dei Romani, aperte a tutta la popolazione, non soltanto agli iscritti a schieramenti politici, per scegliere candidati alla guida del Comune che siano davvero graditi alla maggioranza dei cittadini. Si terranno da 9 al 17 aprile. Domani, giovedi 3 marzo, l’iniziativa sarà presentata in Campidoglio, alle ore 11.

Alexis de Tocqueville, il principale teorico della democrazia, proponeva proprio nell’associazionismo e nell’organizzazione dei gruppi intermedi della società, insieme al sistema di equilibrio dei poteri, la chiave per una sana società democratica. È uno schiaffo all’apatia, di chi rinuncia ad essere protagonista del bene comune. Insomma, è un modello operativo concreto per restituire voglia di partecipare e fiducia nella politica ai connazionali, delusi al punto da non essere più neanche indignati, ma piuttosto rassegnati, disamorati tanto da cambiare canale quando un personaggio politico interviene in televisione, saltare le pagine dedicate a notizie di Interni nella lettura dei quotidiani, preferire la partita di calcio o perfino un caffè al bar con gli amici invece che andare a votare. Un tentativo, fallito, era stato fatto per le elezioni comunali a Venezia, nel 2015. Gli italiani ci riprovano a Roma Capitale. Tra gli ideatori e i promotori dell’iniziativa, c’è il giornalista Rai Pino Nazio, portavoce del Comitato di Liberazione Municipale (CLM). In Terris lo ha intervistato.

Roma Capitale è ormai il simbolo della decadenza del Belpaese. Ne ha parlato anche il New York Times. È tempo che si ricostruisca la Repubblica – res publica, la cosa comune, la casa comune –, attraverso una democrazia partecipata, non soltanto rappresentativa. Come?
“Bisogna tagliare di netto con il passato, con le forze politiche che hanno prodotto questo sfascio e non hanno portato nessun progetto, nessuna idea, nessuna attività che servisse davvero al bene di tutti. La rappresentanza elettorale è costruita su singoli nomi che appartengono alla casta, e spesso alla peggiore espressione della casta. Anche le forze politiche nuove, come il Movimento 5 Stelle, a parte qualche singola eccezione, non hanno espresso candidature con la capacità di innovare. Il rischio è che la situazione, già nera, possa ancora peggiorare. Di fronte a questa malaugurata ipotesi, l’unica possibilità è chiamare a raccolta le forze sane, pulite, della città”.

I politici “di professione” hanno tradito le aspettative di impegno efficace ed efficiente per il bene comune. I partiti tradizionali sono entrati in crisi. Un’oligarchia di potere e di denaro ha preso il sopravvento, a livello internazionale e nazionale. È tempo, allora, di una nuova “aristocrazia” democratica, cioè, che i migliori della società possano assumere la responsabilità di amministrare la comunità?
“Non è sbagliata l’idea di una aristocrazia democratica. Ogni cambiamento profondo, radicale, nasce sempre da un’avanguardia, quindi, da un’aristocrazia. Democratica, perché pensiamo che lo strumento per scegliere i migliori, i più competenti, sia quello delle Primarie per tutti, cioè, di sottoporre le candidature per una lista civica dal gradimento dei cittadini. Non, quindi, Primarie di parte, alle quali partecipano sempre meno persone e che sfuggono a sistemi di controllo, ma aperte a tutti i romani. Per evitare il rischio di avere un Sindaco della città che non risponda alla città stessa, ma semplicemente a chi l’ha designato. I grandi schieramenti hanno già scelto i loro candidati. Il PD ha designato Giachetti, che è stato scelto da Renzi e a Firenze, il candidato del M5S sarà scelto attraverso il meccanismo consolidato del voto degli iscritti sul web e messo a punto a Genova, il candidato di Centro è scaturito da un incontro avvenuto ad Arcore, dove hanno partecipato, tra gli altri, Berlusconi e Salvini. Noi vogliamo restituire la capacità decisionale e di controllo ai cittadini di Roma”.

Chi sono i principali organizzatori delle Primarie di tutti i Romani e come possono candidarsi a partecipare i volenterosi alla gestione del bene comune?
“Siamo persone singole e associazioni, di diverse estrazioni politiche e orientamenti religiosi, che da qualche tempo si sono messe insieme per un’analisi dei problemi comuni e la proposta di soluzioni condivise, superando le vecchie logiche di appartenenza, che sono servite a chi ha gestito il potere con un sistema clientelare e di lobby, per cercare di restituire Roma alla sua vera grande bellezza. Abbiamo costituito un Comitato di Liberazione Municipale. L’assonanza con il Comitato Nazionale di Liberazione, della Seconda Guerra mondiale, non è casuale. La situazione in cui si trovava l’Italia sotto il Fascismo e della Liberazione, quando era un cumulo di macerie, non era molto dissimile da oggi. Vide le personalità più autorevoli e avanzate della società unirsi aldilà delle singole appartenenze, anzi, anche da ex avversari, e mettersi insieme per ricostruire il Paese. Monarchici, liberali, democristiani, socialisti e comunisti, avevano profonde differenze ideologiche ma anche la consapevolezza che, per portare fuori l’Italia fuori dal disastro della guerra, c’era bisogno di uno sforzo collettivo e di mettere da parte le differenze. Questo è il modo in cui può avvenire la rinascita di Roma. Le candidature possono avvenire individualmente o attraverso gruppi e associazioni. Questa è una garanzia. La prospettiva di una candidatura aperta a tutti senza nessun controllo potrebbe generare mostri invece, perfino peggiori di quelli che ha partorito la partitocrazia. Siamo convinti che serva una vera e propria ricerca. Il Comitato promotore sta cercando tra le energie migliori chi sia disposto a partecipare a questo processo per un nuovo Rinascimento romano”.

Come avviene la selezione, con quale meccanismo di controllo per evitare, appunto, “i mostri” di un’auto-candidatura senza filtro?
“Una commissione, nella quale svolgono un ruolo primario gli avvocati e i giuristi, sta mettendo a punto il regolamento per partecipare alle Primarie, basato su un numero minimo di firme per accedere alle candidature, per la scelta non soltanto del Sindaco, ma anche dei Presidenti dei singoli Municipi. L’obiettivo è di presentare ai romani, prima delle elezioni, tutta la Giunta. E questa è una rivoluzione. Normalmente, la prerogativa di designare gli assessori è riservata al Sindaco e avviene dopo il voto, per accontentare tutti attraverso il meccanismo della spartizione, del bilancino, che nulla ha a che vedere con la competenza e con la capacità di risolvere i problemi dei romani. Minimi pre-requisiti per le candidature sono l’onestà, non avere subito condanne di un certo tipo, essere persone perbene, sostanzialmente, e avere le qualità per risolvere i problemi della città. La data delle Primarie è stata fissata dal 9 al 17 aprile, per essere poi pronti con le liste per la campagna elettorale”.

Qual è il confine tra popolarismo e populismo e come si rigenera la democrazia attiva senza incorrere nei rischi di una demagogia?
“L’abbiamo visto in questi due anni e mezzo. Il M5S è nato per iniziativa di Grillo ed è diventato il primo partito in pochissimo tempo. Nonostante abbia una grande forza elettorale e un numero enorme di parlamentari, ha dimostrato in molti casi di non essere capace di amministrare. Perché tutto si è basato sull’unico principio dell’onestà. È stato il trionfo del populismo e della demagogia. Noi vogliamo andare oltre. Dietro gli slogans ci vuole sostanza. Crediamo che lavorando insieme sul programma e sottoponendo a referendum le grandi questioni della città si possa creare una nuova piattaforma politica che possa garantire un futuro diverso a Roma”.

Quali sono i temi che richiedono maggiormente un impegno comune delle forze politiche di governo? Quali sono le problematiche amministrative più urgenti?
“Innanzitutto, la lotta alla corruzione. È la base. Il vecchio modo di amministrare, fatto di scambi di favore, gare truccate, sottrazioni di risorse alla cosa pubblica per interessi privati o campagne elettorali, ha fatto ammalare il corpo sano della società e la politica. Queste risorse liberate dalla corruzione dovrebbero servire a migliorare la città. La bellezza di Roma passa attraverso una diversa e agevole mobilità, per esempio. Quante buche per strada, quanto traffico e smog produce una gestione della viabilità e dei trasporti deficitaria da troppi anni, lo vediamo. Un’altra attenzione forte va data alla gestione dei rifiuti, che è un vero bubbone. Roma soffre anche di una cementificazione e di un piano regolatore che non è stato fatto per favorire i palazzinari. Roma è, poi, la capitale degli sprechi. Abbiamo visto lo scandalo di Affittopoli, case in affitto nel centro storico a 13 euro al mese. Sono partiti i primi sfratti, grazie alle denunce del Prefetto alla Procura. E questo meccanismo di razionalizzazione e di scoperchiamento delle corruttele va portato avanti per tutti gli immobili di Roma. Una gestione efficiente consentirebbe ai romani di pagare meno tasse sulla casa, che sono tra le più alte d’Italia. Queste sono solo alcuni dei punti di programma, che troveranno ulteriore sistematizzazione dopo le Primarie”.

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