Contagiati dalla decadenza

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Quest’anno le Olimpiadi si svolgeranno a Rio de Janeiro. Non so a quanti record assisteremo. So già, però, che nello stesso anno proprio il Brasile, insieme agli altri cosiddetti Bric (acronimo che sta Brasile, Russia, India, Cina), sarà protagonista del sorpasso forse più clamoroso della storia dell’economia. Dopo una rincorsa durata poco più di un ventennio, questi Paesi supereranno quello che un tempo chiamavano Occidente – Stati Uniti e Unione Europea – come potenza economica complessiva.

Nel 1994 il rapporto tra i due blocchi, in termini di produzione di ricchezza globale, era 45 a 17. Nel 2016 toccheranno ciascuno la soglia del 32 per cento, ma nel corso dell’anno i Bric saliranno ulteriormente. Dunque, Europa e Stati Uniti, che insieme rappresentavano poco meno del Pil globale, oggi scendono sotto un terzo. Negli stessi due decenni Brasile, Russia, India e Cina hanno raddoppiato, invece, il proprio peso.

Prima o poi doveva accadere. “Quando la Cina si sveglierà…” vaticinava Napoleone. E anche ai giorni nostri la prospettiva di un nuovo ordine mondiale, nel quale demografia e geografia avrebbero esploso tutto il proprio potenziale, era largamente attesa. Meno o per nulla prevista era, invece, la rapidità con la quale si è consumato questo cambiamento. Sono passati solo due anni ed ecco il sorpasso, complice la grande crisi che negli ultimi sette anni si è abbattuta sugli Stati Uniti, prima, e poi, con ancora maggiore intensità sull’Europa.

In sintesi, l’Occidente non è più “Primo mondo”, per usare un’espressione del secolo scorso. E il guaio è che si è fatto trovare sostanzialmente impreparato a questa cesura storica. Ora può reagire in vari modi. Può negare la realtà, rivendicando la propria leadership politica e minimizzando l’incidenza dei numeri su di essa. Può pensare che in fondo, per le generazioni a cui appartiene chi scrive, non cambia niente, perché la quantità di fieno in cascina è tale da non implicare sostanziali, obbligate correzioni di rotta. Può anche, scaramanticamente, augurare una qualche sventura proprio ai competitor o magari solo sapere che, occidentalizzandosi, siano contagiati dalla stessa decadenza e smettano finalmente di correre. È un po’ quel che fecero gli ultimi imperatori romani prima della caduta di Bisanzio.

Potrei proseguire. Le sfumature dell’inerzia sono, in effetti, molteplici. Se invece, a essa preferiamo ragionevolmente la reazione proattiva, la prima cosa da fare è ammettere, riguardo ai Bric, che si tratta di sistemi complessi, moderni, diversi tra di loro e strettamente interconnessi con Stati Uniti ed Europa. Lo stesso Occidente, a dirla tutta, non è più quello di una volta. Nel senso che anche questa categoria del passato si rivela insufficiente, incompleta nello scenario così vorticosamente in evoluzione qual è quello in cui viviamo.

Proviamo, allora, a cambiare visuale. Oggi ogni cosa è globale. O ha un’incidenza globale. La finanza e le questioni monetarie, come è risaputo. I cambiamenti climatici, il commercio internazionale, le migrazioni. Tutti ambiti o fenomeni che hanno un impatto molto forte sulla vita delle persone e che non possono essere affrontati a livello solamente locale o nazionale. Poi ci sono altre questioni che, sulla carta, sono appannaggio delle sovranità statuali di tipo tradizionale come, come il fisco, il lavoro o anche la formazione, ma nemmeno queste possono essere gestite come se il singolo Paese fosse una monade isolata.

Per intenderci con esempi molto semplici, se fuori dei confini la pressione fiscale è percepita come eccessiva, l’azienda estera che vuole investire o delocalizzazione lo farà altrove, dove le conviene. Se il sistema dell’università è ingessato e poco meritocratico, e se non si parla inglese, il giovane brillante che viene da un Paese non occidentale sceglierà un altro ateneo per formarsi o specializzarsi, esattamente come lo studente di talento deciderà, forse a malincuore, di emigrare perché attratto da opportunità di realizzazione all’altezza dei propri sogni. È un ragionamento di puro buon senso, che vale da sempre. Ma che oggi, in un quadro di interconnessioni sostanzialmente universali, vale il doppio.

Tratto da “Andare insieme, andare lontano”

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