Le storture della legge Fornero

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Qualcuno ha provato a scaldare gli animi o ha voluto constatare che tipo di reazioni vi fossero all’annuncio di interventi del Governo in una materia molto delicata come quella legata alle prestazioni assistenziali e previdenziali. Nella proposta di legge delega sulla povertà, infatti, il Governo ha manifestato l’intenzione di procedere ad una razionalizzazione di tali prestazioni introducendo elementi di selettività collegati alla situazione economica a certificazione “Isee”. La questione più dibattuta ha riguardato le pensioni di reversibilità non espressamente scritte nel testo della proposta ma citate nella relazione di accompagnamento alla stessa. Poiché prevenire è sempre meglio che curare, la presa di posizione del sindacato non si è fatta attendere, una lettera unitaria di Cgil Cisl Uil ha lanciato un preciso messaggio all’Esecutivo: non saranno accettati ulteriori tagli per pensionati e soprattutto pensionate che vivono già con assegni di reversibilità ampiamente decurtati e che non sono regalie dello Stato ma frutto di anni di lavoro e contributi versati.

Una posizione questa che non ha nulla di ideologico o di parte ma mette in risalto l’urgenza, più volte richiamata, di una riorganizzazione del sistema previdenziale in senso più equo e più giusto. Perciò i tre sindacati anche in questa lettera rinnovano l’appello al Governo per discutere insieme e trovare soluzioni adeguate e responsabili per porre fine alle molte storture della legge Fornero attraverso misure di flessibilità in uscita e trovando una soluzione definitiva all’annoso problema degli esodati, alle questioni dei lavori precoci e usuranti e per le donne, per le quali è positivo il prolungamento della cosiddetta “opzione donna” ma meno bene l’entità della riduzione dell’assegno che sappiamo essere nell’ordine del 20-30%. Le pensioni di reversibilità hanno una forte connotazione di genere, la maggior parte di esse riguarda le donne, tagliarle vorrebbe dire aggiungere discriminazione a discriminazione in un circolo vizioso che vede il genere femminile soccombere sempre e comunque.

Penso a tante pensionate vedove che vivono di sola reversibilità, nonne, mamme e zie per cui quell’assegno rappresenta l’unica fonte di sostegno e il giusto riconoscimento per una vita di sacrifici passata per lo più tra le mura domestiche e dedicata alla cura della famiglia, istituto che in questi anni di crisi, anche se messo a dura prova, si è mostrato solido e garante della tenuta sociale del Paese. Altre sono le questioni prioritarie su cui dovrebbe concentrarsi maggiormente l’azione del Governo. In che modo proseguire, ad esempio, sul fronte della ripresa occupazionale innestata soprattutto dagli sgravi contributivi alle imprese; come rilanciare quella femminile sempre ferma intorno al 47% che ci costa, in termini di crescita del Pil, secondo gli esperti, 7 punti percentuali in meno; come tutelare il lavoro femminile sempre più discontinuo e intermittente, causa principale del divario tra le loro pensioni e quelle dei colleghi maschi. Una partita importantissima, poi, si gioca anche sul versante del fisco se si vogliono rilanciare consumi e potere d’acquisto dei salari e quindi contribuire alla ripresa della crescita.

La Cisl ha presentato precise proposte a riguardo che sono state inserite nel nostro disegno di legge di iniziativa popolare depositato alla Camera nel 2015 con l’obiettivo di dare ai lavoratori, alle lavoratrici, ai pensionati e alle famiglie più risorse, istituendo un nuovo assegno familiare accorpante quello attuale e le detrazioni per figli e/o coniuge a carico, introducendo un’imposta ordinaria sulla grande ricchezza netta, legando la tassazione locale alla qualità dei servizi offerti e riducendo l’evasione fiscale che ammonta ogni anno a circa 180 miliardi di euro.

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