USA: “PRONTI A SOSTENERE BAGHDAD PER RICONQUISTARE MOSUL” Il segretario alla Difesa ha spiegato che Washington intende fornire un'assistenza analoga a quella per riprendere il controllo di Ramadi, ma "facendo di più, sia in termini di volume che di tipologia di attività militare"

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Gli Stati Uniti intendono rafforzare il sostegno militare alle forze irachene contro l’Isis. Lo ha reso noto il capo del Pentagono, Ashton Carter. Il segretario alla Difesa ha spiegato che Washington intende fornire un’assistenza analoga a quella per riprendere il controllo di Ramadi, ma “facendo di più, sia in termini di volume che di tipologia di attività militare” al fine di riconquistare Mosul, la seconda città più grande del Paese, nelle mani dei terroristi islamisti dal 2014. Al briefing di ieri ha partecipato anche il capo di Stato maggiore Usa, Joe Dunford, che ha aggiunto come i leader iracheni abbaino già fornito i loro piani di attacco a Mosul al gen. Sean MacFarland, il comandante delle forze Usa in Iraq e in Siria. Secondo il Washington Post, il generale potrebbe suggerire di autorizzare le truppe Usa ad accompagnare le forze irachene più vicino alla linea del fronte e di utilizzare gli elicotteri Apache per sostenere le truppe di terra.

Sempre ieri, il governo iracheno e l’ambasciata Usa a Baghdad hanno messo in guardia i residenti lungo il fiume Tigri su un possibile cedimento della diga di Mosul. Il rischio di caduta è “serio e senza precedenti. Un’evacuazione rapida rappresenta lo strumento più efficace per salvare vite di centinaia di migliaia di iracheni” ha affermato l’ambasciata americana, stimando che un crollo della diga potrebbe provocare la morte di quasi 1,5 milioni di iracheni che vivono lungo le sponde. Il primo ministro iracheno Haider al-Abadi ha chiesto personalmente agli abitanti di Mosul di trasferirsi ad almeno sette chilometri di distanza dalla riva. Gli Stati Uniti hanno inoltre avvertito che il crollo della diga potrebbe portare all’interruzione dell’elettricità in tutto il Paese per molte settimane. Il governo di Baghdad non può gestire direttamente l’evacuazione in quanto molte zone vicine all’impianto sono ancora sotto il controllo del sedicente Stato Islamico.

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