ANNO BISESTO, ANNO FUNESTO?

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Un vecchio detto dell’antica Roma recita: “Anno bisesto, anno funesto”. Dopo circa 1400 anni, lo scienziato Michele Savonarola, nonno del domenicano Girolamo, diceva:”Anno bisteso, ne’ baco, ne’ moglie, ne’ innesto”. Praticamente tutto si fermava. Niente nuove imprese né passioni quando l’anno ha un giorno in più. Sul 29 febbraio, che compare ogni quattro anni, quasi esistesse e non esistesse, anche chi non è superstizioso si ritrova a pensarci su. Come accennato, accade da secoli. Nel 46 a.C., Giulio Cesare, per pareggiare i conti con le sei ore che “avanzano” ogni anno dai 365 giorni canonici, seguendo i calcoli dell’astronomo Sosigene di Alessandria, introdusse nel suo calendario un giorno in più ogni 4 anni, subito dopo il 24 febbraio.

Poiché il 24 febbraio, in latino, era il “sexto die ante Calendas Martias”, quel giorno diventò il “bis sexto die”, da cui la denominazione bisestile. Fu però Papa Gregorio XIII ad accorgersi che, con il passare dei secoli, il calendario civile non andava d’accordo con il calendario solare, anzi, si rischiava di celebrare la Pasqua in estate. Fu così che nel 1582, con la bolla papale “Inter gravissimas” eliminò tre anni bisestili ogni 400 (quelli d’inizio secolo), riducendo la differenza a soli 26 secondi in eccesso (la durata media dell’anno è ora di 365,2425 giorni). Il giorno in più diventò il 29 febbraio, e per quell’anno si riportò l’equinozio di primavera al 21 marzo, saltando, in autunno, dal 4 al 15 ottobre.

Da quel momento, gli anni bisestili non contano grandi avvenimenti. Contrarre matrimoni importanti o lanciarsi in campagne di conquista in un anno “funesto” non era di buon auspicio. Anche il 29 febbraio non vanta molte nascite eccellenti: statisticamente dovrebbero essere un quarto della media, ma a lungo si è usato ritardare la registrazione dei neonati al giorno successivo. Fanno eccezione Alessandro Farnese, il futuro Papa Paolo III del concilio di Trento, nato il 29 febbraio del 1468, e nel 1792, Giocchiano Rossini, il padre del melodramma italiano e autore del Barbiere di Siviglia.

I colpevoli sono i Romani, da sempre avversi alle irregolarità e per i quali febbraio era il “mensis feralis”, il mese dei morti, dedicato ai riti per i defunti e alle cerimonie di purificazione. Nel 1400 Savonarola nonno rincarò la dose, affermando che i bisesti erano nefasti per greggi e vegetazioni, nonché portatori di epidemie tragedie. I detti popolari hanno fatto il resto: “Anno bisesto tutte le cose van di traverso”, “Anno bisestile chi piange e chi stride”. In Emilia è detto anche l’anno della balena, secondo la credenza che la balena partorisca solo ogni quattro anni.

I più superstiziosi hanno anche fatto i conti con la storia: è in un anno bisestile, il 1908, che è avvenuto il terremoto di Messina, nel 1968 quello in Belice, nel 1976 in Friuli e nel 2004 lo tsunami nell’Oceano Indiano. Sempre in un anno bisestile, il 2012, era prevista la fine del mondo secondo i Maya. Va ricordato che l’ostilità contro il 29 febbraio appartiene solo ai popoli latini. Nei paesi anglosassoni, ad esempio, una tradizione legata a S. Patrizio vuole che il 29 febbraio le ragazze possano chiedere al fidanzato di sposarle. Chi non accetta paga pegno, comprese 12 paia di guanti, uno al mese, per celare la mano ancora senza anello della fanciulla.

Oggi per molti questo giorno in più sta diventando un’occasione. La Confederazione europea di pallavolo, ad esempio, ha lanciato per questo 29 febbraio il “One Day More For Volleyball”, un giorno per la pallavolo, tutto dedicato a partite dimostrative con giocatori di ogni livello e abilità, per promuovere lo sport tra divertimento e fair play. C’è poi l’hashtag #24more, campagna delle no profit “Amani Institute” e “iLeap”, per interrogarsi sull’equilibrio tra vita e carriera, tra chi siamo e cosa facciamo. A Bologna, tra risate e cultura, è nato anche un Festival, l’Errore Day. Fino alla Giornata Nazionale delle Malattie Rare, in calendario ogni 4 anni, proprio nel ”raro” 29 febbraio.

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