LA RINUNCIA AL PONTIFICATO DI BENEDETTO XVI "Sono semplicemente un pellegrino che inizia l’ultima tappa del suo pellegrinaggio in questa terra"

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benedetto xvi

E’ un assolato pomeriggio di fine febbraio. Al tramonto, un elicottero si alza in volo sul cupolone. A bordo c’è Papa Ratzinger. Le campane di tutta Roma suonano a distesa. L’Urbe saluta così la partenza di Benedetto XVI. E’ il suo ultimo giorno di pontificato. “Sono semplicemente un pellegrino che inizia l’ultima tappa del suo pellegrinaggio in questa terra. Ma vorrei ancora, con il mio cuore, con il mio amore, con la mia preghiera, con la mia riflessione, con tutte le mie forze interiori, lavorare per il bene comune e il bene della Chiesa e dell’umanità”. Sono le ultime parole pronunciate da Benedetto XVI in qualità di Sommo Pontefice. E’ un Papa commosso quello che si affaccia alla loggia della Villa Pontificia di Castel Gandolfo. Ma anche stupito dall’accoglienza festosa di tanti fedeli.

Sono le ore 20:00. Il rintocco dell’orologio da il segnale. Le guardie svizzere che presiedono il portone della residenza, dopo il saluto, visibilmente commosse, chiudono la pesate porta. Il corpo militare abbigliato da Michelangelo fa ritorno in Vaticano. Inizia la Sede Vacante. Nella piazza antistante la Villa, i fedeli applaudono e urlano: “W il Papa!”, “Grazie Santità”, “Ti Vogliamo Bene!”. Gridano, vogliono essere sicuri che la loro voce giunga alle orecchie di quello che è, ormai, il Papa Emerito.

Più che un addio, quello di Benedetto XVI si rivelerà un arrivederci. La sua, tuttavia, rimane una rinuncia storica e ricca di simbologie. Il giorno in cui Joseph Ratzinger passa da regnante a emerito viaggia su tappe sì prestabilite, ma anche nuove per la Chiesa di Roma. Benedetto XVI affida a un cinguettio di 140 caratteri, sull’account @pontifex, i suoi saluti. Nella residenza estiva dei Papi, Ratzinger ci trascorre due mesi, in attesa di rientrare in Vaticano, nell’ex monastero Mater Ecclesiae ristrutturato ad hoc per l’occasione.

Il governo della Chiesa passa nelle mani del Collegio Cardinalizio. Ai 207 porporati spetta il compito di guidare la Chiesa verso il Conclave e l’elezione del 266° Vescovo di Roma. L’elezione arriverà il 13 marzo, dopo appena tre giorni di Conclave. La scelta dei porporati è ricaduta su Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires. Prende il nome di francesco, e quando si affaccia dalla loggia centrale della basilica di San Pietro per la benedizione Urbi et Orbi, il pensiero dell’argentino va subito a Ratzinger: “Prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca”.

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