L’ASSOCIAZIONE PAPA GIOVANNI E LE SCHIAVE DEL XXI SECOLO

668
servizio

Eppure le chiamiamo prostitute. Sono le ragazze crocifisse sulle nostre strade, le nuove schiave del XXI secolo, “donne invisibili” le definisce don Aldo Buonaiuto, del servizio anti-tratta della Comunità Papa Giovanni XXIII, “visibili solo a quei nove milioni di maschi italiani che credono sia un diritto pagare per averle e poi gettarle via usate”.

Sono ormai 25 anni che i volontari dell’associazione fondata da don Oreste Benzi percorrono di notte le strade italiane, da Nord a Sud, con le loro 21 “unità di strada” avvicinando le schiave, parlando loro di libertà, di alternative. Discorsi che non si fermano alle parole, seguono i fatti: offrono accoglienza immediata, a condizione che le ragazze lascino la strada e li seguano subito, senza aspettare domani. Lo hanno già fatto in settemila, finalmente libere dai loro “protettori”, curate, iscritte a scuola (molte di loro sono ancora minorenni), avviate a un lavoro vero. Ma sempre “troppo poche”, precisa don Aldo, con nuovi dati alla mano. Le schiave vere e proprie sono, infatti, 120 mila, secondo le stime più recenti, di cui il 65% su strada, contro un 35% che è sfruttato nelle case chiuse e, quindi, paradossalmente, ancora meno visibile.

Più di una ragazza su tre (37%) è minorenne, spesso poco più che bambina (dai 13 ai 17 anni), e la grande maggioranza di loro arriva da Nigeria (36%), Romania (22%), Albania (10,5%), Bulgaria (9%), Moldavia (7%), e a seguire Ucraina e Cina. Il business si aggira sui 90 milioni di euro ogni mese, soldi che le mafie straniere si spartiscono in conivenza con quelle italiane. Sono 9 milioni gli schiavisti che alimentano il mercato: senza la loro domanda, la tratta umana languirebbe. “E’ per questo che ci appelliamo al governo e al Parlamento affinché recepiscano le direttive della Comunità Europea e si adeguino al modello nordico, che punisce il cliente anziché le schiave, unico modo per far cessare la domanda e così fermare il mercato”

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS