OPEN DOORS PRESENTA IL RAPPORTO SULLA PERSECUZIONE DEI CRISTIANI Dal 2000 ad oggi sono stati uccise quasi 12 mila persone, gli sfollati superano il milione

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cristiani perseguitati in nigeria

Sono cifre shock quelle presenti nell’ultimo rapporto sulle violenze delle quali sono vittime i cristiani nel nord della Nigeria e nella cosiddetta Middle Belt, stilato dall’organizzazione non profit Open Doors. Secondo il dossier, intitolato “Crushed but not Defeated” (dal versetto paolino “Siamo schiacciati, ma non sconfitti”) in 16 anni ci sono stati dai 9.000 agli 11.500 cristiani uccisi (secondo una stima prudente); circa 1,3 milioni di cristiani sono diventati sfollati interni od obbligati a trasferirsi altrove; 13.000 chiese sono state distrutte o costrette a chiudere; migliaia di attività economiche, proprietà e case di cristiani sono andate distrutte.

A causa delle violenze, prosegue il rapporto, in alcune aree della Nigeria del Nord, “la presenza cristiana è stata virtualmente cancellata o consistentemente diminuita, mentre in altre aree il numero di fedeli nelle chiese è cresciuto a causa del flusso di cristiani in fuga dalle violenze e da un certo numero di musulmani convertitesi al cristianesimo. In aggiunta, la coesione sociale tra musulmani e cristiani è stata messa in pericolo. La reciproca fiducia è sostanzialmente scomparsa; cristiani e musulmani sono diventati gruppi sempre più separati e distinti, raggruppati in periferie, quartieri o specifiche aree rurali” avverte il rapporto.

Il documento mostra che le cause di tanta violenza non sono da ricondurre esclusivamente alle differenze etniche e alla lotta per lo sfruttamento delle risorse perché vi è alla base un comune denominatore religioso: difendere gli interessi dei musulmani del nord, la loro identità e la posizione dell’islam. “Non solo islam radicale, Boko Haram ne è l’esempio più noto, ma anche allevatori musulmani Hausa-Fulani e l’élite musulmana politica e religiosa del nord sono attori principali della violenza che mira a colpire la minoranza cristiana”, si sottolinea nel rapporto.

Ciò nonostante c’è ancora un’ampia presenza cristiana nella Nigeria del Nord, col potenziale di unità e resistenza. Ma la Chiesa di questa regione dovrà cercare di non chiudersi in se stessa e disimpegnarsi dalla società. Dovrebbe fare l’opposto, stimolata dalla sua spinta cristiana a essere coinvolta con la società e operare per la giustizia, la pace e la riconciliazione condividendo le proprie risorse per il bene di tutti. Per fare tutto ciò – conclude il testo – sarà necessario l’aiuto della comunità internazionale affinché la Chiesa possa lavorare per il rinnovamento e la trasformazione della comunità cristiana e della società nigeriana del nord in generale.

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