Unione e castità

2031
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figlio

“Conosco le tue opere, non sei né freddo né caldo. Fossi tu davvero freddo o caldo. ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per rigettarti dalla mia bocca” (Apocalisse 3, 15-16). Potremmo dire che Cristo non sopporta la mediocrità, neppure nel matrimonio, nemmeno nella consacrazione, nel sacerdozio. “Io quelli che amo li rimprovero (li metto in crisi… benedette crisi!) e li educo, dunque ama ardentemente (abbi un amore di gelosia!) e convertiti” (3, 19). Gesù comanda l’amore, amore appassionato, che possa addirittura raggiungere la punta della gelosia. Un amore vero, che non gira su se stesso, pigramente, oziosamente (e qui allora saltano fuori i volpini e le volpine) ma un amore che non può mai dire basta.

Cristo risorto parla in prima persona e si rivolge ad una Chiesa che gli piace (vostro marito, vostra moglie vi deve piacere!) verso la quale prova nostalgia. “Ecco sto alla porta e busso: se uno ascolta la mia voce e apre la porta entrerò presso di lui e cenerò con lui e lui con me” (3, 20). Qui l’autore prende probabilmente spunto dal Cantico dei Cantici: “Voce del mio diletto che bussa, aprimi sorella mia”. Gli sposi devono sempre essere un po’ fidanzati: unione e castità. Cioè deve essere una vita nello Spirito Santo che ci dona dal battesimo la liberazione dai nostri peccati e la riconciliazione nella vita insieme di coppia e famiglia.

Nel cuore della storia si realizza uno scontro tra le forze del bene e quelle del male. Chi vince è l’Agnello, è il crocifisso-risorto, Cristo-agnello. Ma con lui quelli che partecipano alle nozze dell’Agnello, i cristiani, gli sposi che seguono l’Agnello dovunque va e partecipano attivamente alla costruzione del Regno. Apocalisse 7, 9-17: Gli sposi fedeli attraverso le loro preghiere, sacrifici, sofferenze, pronti anche a dare la vita per lo sposo, la sposa, i figli. Partecipi alle nozze dell’Agnello.

Capite che qui il problema non è tanto la partecipazione all’Eucarestia ma essere fedeli fino alla fine al sacramento dell’amore. Anche i mafiosi partecipano all’Eucarestia, fanno la comunione. Difatti Gesù ad un certo punto del suo Vangelo dice: “Lontano da me, non vi conosco!” a coloro che dicevano di essere sempre stati alla sua mensa, ascoltando la sua parola, avendo addirittura assistito ai suoi miracoli. Non vi conosco. Dai frutti li riconoscerete, quali sono gli atti di giustizia degli sposi? Tutto il bene che hanno cercato di attuare nel vivere quel sacramento.

Saranno le loro fatiche, le loro sofferenze, le loro generosità segrete note solo al Padre. Cioè quello che ci sarà espresso come dono. Questo è il lino dell’abito da sposa. In una vita feriale, concreta, a volte monotona, opprimente, faticosa, nell’impegno quotidiano. Questa sarà la gioia per i coniugi cristiani e di buona volontà: di essere stati fedeli pur nella fragilità e chiamati ad amare Cristo in quel modo come Cristo ama loro di amore fedele. “Scrivi: beati coloro che sono stati chiamati alla cena nuziale dell’Agnello” (19,9). “E vidi un cielo nuovo e una terra nuova e la città santa, la Gerusalemme nuova che scende dal cielo, da Dio, preparata come una fidanzata adornata per il suo uomo” (21, 1-2).

Apocalisse capitolo 21: “Lo Spirito e la sposa dicono ‘vieni’. Chi ha sete venga, prenda gratuitamente l’acqua della vita. Colui che attesta queste cose dice: ‘Si verrò presto. Amen. Vieni Signore Gesù. La grazia del Signore Gesù Cristo sia con tutti voi’”.

 

Tratto da “I cinque talenti degli sposi”

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