DIO È PIÙ FORTE DELLA MALVAGITÀ DEGLI UOMINI

971
  • English
  • Español
peccato

Oltre 20mila persone, oggi, in una piazza San Pietro accarezzata dal sole, per ricevere l’abbraccio universale del Papa all’Udienza generale. Il Pontefice ha parlato ancora una volta di potere come servizio, lotta alla corruzione e all’avidità, rispetto della vita e della dignità di ogni persona umana, giustizia e misericordia. “La ricchezza e il potere sono realtà che possono essere buone e utili al bene comune, se messe al servizio dei poveri e di tutti, con giustizia e carità. Ma quando, come troppo spesso avviene, vengono vissute come privilegio, con egoismo e prepotenza, si trasformano in strumenti di corruzione e morte”, ha detto il Santo Padre, iniziando la catechesi sul Primo Libro dei Re, e precisamente, dall’episodio della vigna di Nabot.

Le Sacre Scritture parlano “dei potenti, dei re, degli uomini che stanno in alto, e anche della loro arroganza e dei loro soprusi”. Raccontano che il re d’Israele Acab vuole comprare la vigna di un uomo di nome Nabot, che confina con il palazzo reale, ma questi si rifiuta di cederla. “La terra è sacra, è un dono del Signore, che come tale va custodito e conservato, in quanto segno della benedizione divina che passa di generazione in generazione e garanzia di dignità per tutti”, ha detto Papa Francesco. Acab reagisce con “amarezza e sdegno”. “Si sente offeso, sminuito nella sua autorità di sovrano, e frustrato nella possibilità di soddisfare il suo desiderio di possesso”. La moglie Gezabele interviene per fare ottenere al marito ciò che desidera, perché considera il potere del re “assoluto”, “per il quale ogni desiderio diventa un ordine”. Così, “in modo spregiudicato, decide di eliminare Nabot”, servendosi delle “apparenze menzognere di una legalità perversa”. Spedisce, a nome del re, lettere ai notabili della città, utilizzando falsi testimoni per accusare pubblicamente Nabot di avere maledetto Dio, un crimine da punire con la morte. E così avviene. Eliminato Nabot, Acab si impadronisce della sua vigna.

Questa è la storia di ogni tempo, “la storia di oggi, la storia dei potenti che per avere più soldi sfruttano i poveri, sfruttano la gente”. È “la storia della tratta delle persone, del lavoro schiavo, della povera gente che lavora in nero, con il minimo, per arricchire i potenti. È la storia dei politici corrotti, che vogliono più e più e più”. È la storia dell’“esercizio di un’autorità senza rispetto per la vita, senza giustizia, senza misericordia”. Ed ecco a cosa porta la sete di potere: diventa “cupidigia che vuole possedere tutto”. “Se si perde la dimensione del servizio, il potere si trasforma in arroganza e diventa dominio e sopraffazione”. Gesù, invece, capovolge la legge del più forte, ha detto Papa Francesco, ricordando il Vangelo di Matteo: “Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così, ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo”.

Nella storia, il male sembra prevalere. Ma, “Dio è più grande della malvagità e dei giochi sporchi fatti dagli esseri umani”, ha affermato il Papa. “Nella sua misericordia, invia il profeta Elia per aiutare Acab a convertirsi. E il re, messo davanti al suo peccato, capisce, si umilia e chiede perdono”. Dio “vede questo crimine e bussa al cuore di Acab”. Dunque – ha esclamato il Pontefice – “che bello sarebbe che i potenti, gli sfruttatori di oggi, facessero lo stesso, facessero come Acab!”. E poi ha aggiunto: “Il Signore accetta il suo pentimento, ma un innocente è stato ucciso, e la colpa commessa avrà inevitabili conseguenze”.

Certo, “il male compiuto lascia le sue tracce dolorose, e la storia degli uomini ne porta le ferite”. Ma, il perdono, l’amore, la misericordia è “la via maestra che deve essere perseguita”, che “può guarire le ferite e cambiare la storia”. “La misericordia divina è più forte del peccato degli uomini”, ha ribadito in conclusione il Santo Padre.  “Gesù Cristo è il vero re, ma il suo potere è completamente diverso. Il suo trono è la croce”. È un re che “dà la vita. Il suo andare verso tutti, soprattutto i più deboli, sconfigge la solitudine e il destino di morte a cui conduce il peccato. Con la sua vicinanza e tenerezza porta i peccatori nello spazio della grazia e del perdono. E questa è la misericordia”.

 

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS