TORTURE SUI DETENUTI PALESTINESI, DOSSIER CHOC DI 2 ONG ISRAELIANE Secondo il rapporto, finanziato dall'Ue, la Shin Bet farebbe ancora ricorso a maltrattamenti e umiliazioni nelle carceri

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polizia israeliana

Due Ong israeliane hanno presentato un rapporto nel quale viene denunciato il ricorso a torture o umiliazioni nei confronti dei detenuti palestinesi. Il dossier, pubblicato dalle associazioni B’tselem e Hamoked, si basa sulle testimonianze di 116 reclusi interrogati dallo Shin Bet (la sicurezza interna) nel carcere Hashikma di Ashqelon (a sud di Tel Aviv) fra l’agosto 2013 e il marzo 2014. Il report – finanziato dall’Unione europea – aggiunge che nel caso di 14 detenuti lo Shin Bet si è avvalso di informazioni raccolte in precedenza dai servizi di sicurezza dell’Anp mediante altre torture.

Il rapporto include fra le forme di sevizie praticate a suo dire sistematicamente dallo Shin Bet: la privazione del sonno, anche per alcuni giorni; limitazioni ai movimenti, con gambe e braccia legate ad una seggiola per ore; urla, contumelie, minacce e sputi; esposizione prolungata a temperature molto elevate o molto basse; carenze di cibo, sia per quantità sia per qualità; negazione delle docce e del cambio di abiti anche per settimane; chiusura in isolamento per giorni in locali ristretti.

Tutto ciò, precisa il dossier, appare “di routine” e rappresenta “una grave infrazione del diritto internazionale”. “Israele – afferma il rapporto – deve cessare immediatamente dal ricorso a comportamenti crudeli, inumani ed umilianti, a sevizie e torture verso gli indagati, sia negli interrogatori frontali sia nelle condizioni di detenzione”. Israele deve inoltre verificare che anche l’Anp si astenga da comportamenti del genere. In una prima reazione lo Shin Bet ha respinto queste accuse sostenendo che sono il frutto di deposizioni “tendenziose e distorte”. Entrerà nel dettaglio, ha anticipato, in un prossimo dibattito alla Corte Suprema, richiesto da B’Tselem.

“Le indagini dello Shin Bet – aggiunge – si svolgono nell’ambito della legge e con l’intento di far fallire e di impedire attività volte a colpire la sicurezza del Paese. La nostra attività viene peraltro tenuta sotto controllo costantemente da elementi interni ed esterni, fra cui il Controllore di Stato, la magistratura, il consigliere legale del governo, la Knesset (parlamento) e i tribunali”.

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