TERRA SANTA, ISRAELE BLOCCA I CONTI DELLE DIOCESI Il Vicario di Gerusalemme: "Pellegrini, venite e pregate"

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“Non c’è una reale volontà di riprendere i negoziati di pace e si trova sempre un pretesto per rimandare. Ogni giorno contiamo nuovi morti, ma non si fa niente per riprendere il discorso”. È il ritratto del Medio Oriente che fa mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, Vicario patriarcale di Gerusalemme. In prima fila nella battaglia delle scuole cattoliche contro i tagli del Ministero Israeliano dell’Istruzione, il prelato denuncia l’attacco che alcune municipalità hanno sferrato ai beni e alle casse della Chiesa: “Abbiamo saputo in questi giorni che alcuni municipi hanno bloccato i conti di chiese, esponenti del clero, ordini religiosi. Oltre ai servizi che paghiamo regolarmente, vogliono obbligare le diocesi a versare pure la tassa dell’annona”. Un’assurdità, secondo il presule, poiché “è dal tempo degli ottomani che gli ordini religiosi sono esclusi”.

Il vescovo non nasconde di “essere preoccupato” per il futuro. “Anche il mio conto personale è stato bloccato. Il problema è che con le domiciliazioni bancarie delle bollette e il conto bloccato, rischiamo di ritrovarci senza niente, senza nemmeno luce e gas”. Le stesse cose accadono anche ai maroniti ad Haifa e altri religiosi a Jaffa. Anche se si tratta di “decisioni prese da municipalità locali, ma il governo non ha fatto nulla per bloccarli. A livello ufficiale dicono di essere contrari, ma non vediamo grandi volontà di risolvere la questione. Il nunzio ha informato il ministero israeliano degli Esteri, ma nulla è cambiato”.

Le relazioni fra Stato e Chiesa, e i dialoghi con la Santa Sede sono interrotti, e non si intravede all’orizzonte la volontà di riprenderli. La realtà della Chiesa e della comunità cristiana nella regione è critica. Anche sul fronte dei pellegrinaggi le notizie non sono incoraggianti. Mons. Marcuzzo parla di “crisi completa”. Nel 2015 si è registrato un calo di circa il 30% nei visitatori rispetto al 2014. “Tutte le nazioni europee, salvo la Polonia, presentano un saldo negativo. A livello mondiale vi sono pellegrini da Nigeria, poi coreani e giapponesi, indonesiani e filippini, ma il dato generale è di crisi”.

Il calo ha delle ripercussioni sulle comunità di Israele, Palestina e Giordania perché “quasi il 30% dei cristiani lavora in questo settore (turismo e nei pellegrinaggi), e non ricevono il salario. Bisogna aiutare questa gente – prosegue Marcuzzo – partendo dal fatto che le violenze trasmesse dalle tv sul Medio oriente nulla hanno a che vedere con la Terra Santa. I pellegrini qui non sono mai stati toccati; ebrei e musulmani considerano il pellegrino una persona alla ricerca di Dio e la rispettano, per questo non bisogna avere paura”.

I fedeli di Terra Santa percepiscono questa sensazione di “abbandono”. E per capire quanto sia importante il contatto, la vicinanza, mons. Marcuzzo ricorda la visita di questi giorni dell’ambasciatrice di Finlandia a una scuola cattolica in Galilea: “L’hanno accolta con grande entusiasmo – conclude il presule – tanto che lei stessa ne è rimasta sorpresa. Ma quando vedono una persona che si interessa a loro, che si preoccupa, questi ragazzi si sentono incoraggiati. Ma non solo i giovani: tutti i cristiani della regione hanno bisogno di sentirsi compresi, sostenuti”. E il modo per sostenerci, conclude, è “venire in pellegrinaggio, stare con noi, pregare con noi”.

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