DDL CIRINNA’, LE PROPOSTE DELLA ASSOCIAZIONI PER UN DIBATTITO EQUO

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reato tortura

Appassionati e di diritto e politica, appartenenti a diverse associazioni, intervengono sul tema delle unioni civili con un documento pubblicato dopo la deliberazione a maggioranza da parte dei componenti di “Persona è futuro”. Pèf si definisce “Un gruppo di persone disponibili ad elaborare idee e proposte e a lavorare su esse partendo da una prospettiva, anche di ispirazione cristiana, che ponga il primato della “persona” al centro del vivere sociale”.

Riportiamo il documento nella versione integrale

Per la Costituzione! – La Costituzione è il patto su cui si fonda la nostra convivenza, «non è soltanto un insieme di norme ma una realtà viva di principi e valori» (S. Mattarella), nei quali ci riconosciamo, che vogliamo poter vivere ogni giorno, per la cui attuazione desideriamo impegnarci.

Per la dignità e la libertà della persona! – La Costituzione si fonda sulla dignità e sulla libertà della persona. Nessuno può servirsi di una persona semplicemente come un mezzo. La radice della dignità della persona è nella sua libertà, nella sua capacità di determinare i propri fini. La dignità della persona può dunque essere garantita solo nel rispetto della sua libertà. Non può esistere un ordinamento autenticamente democratico se non sono garantite la libertà e la dignità di tutte le persone. Infatti, «garantire la Costituzione significa libertà. Libertà come pieno sviluppo dei diritti civili, nella sfera sociale come in quella economica, nella sfera personale e affettiva» (S. Mattarella).

Per la libertà nelle scelte affettive e nell’esercizio della sessualità! – Nessuno, neanche lo Stato, ha il diritto di sindacare la libertà della persona di determinarsi nella sfera affettiva e sessuale. Questo tipo di scelte sono un fatto privato, designano un ambito di immunità intangibile. Ciascuno deve poter esercitare affettività e sessualità come meglio crede col solo limite che non si degeneri in pratiche violente. Inoltre nessuno deve poter essere “classificato” sulla base delle scelte affettive e per il modo in cui esercita la sessualità. Sotto questo profilo nessuna forma di discriminazione è ammissibile.

Per garantire gli affidamenti che nascono dalla vita in comune! – Le scelte affettive fanno sorgere contesti di vita in comune, in cui le persone si prestano reciproca assistenza morale e materiale e perseguono un comune progetto di felicità. L’ordinamento deve guardare con rispetto e con favore a certe realtà perché in esse l’individuo svolge la propria personalità e sperimenta valori di solidarietà, condivisione e collaborazione. La disciplina di queste “formazioni sociali” (art. 2 Cost.) deve essere rimessa anzitutto alle determinazioni autonome degli interessati. La legge deve però intervenire a garanzia degli affidamenti reciproci che nascono dalla vita in comune. Ciò che giustifica l’intervento della legge è dunque l’assistenza morale e materiale tra le persone che vivono insieme e non l’esercizio della sessualità.

Per un riconoscimento rispettoso della libertà della persona! – Queste comunioni di vita devono essere riconosciute dall’ordinamento senza pregiudicare la libertà delle persone e l’eguaglianza tra tutti i cittadini. A tal fine è necessario che tale riconoscimento sia libero dalle forme istituzionali e dagli status. Lo status è infatti un rapporto sottratto alla disponibilità di chi lo costituisce – il “per sempre” del matrimonio – e impone perciò agli individui il sacrificio della propria libertà di determinarsi nelle scelte affettive e nell’esercizio della sessualità. Lo schema dello status serve a preservare l’eguale dignità dei protagonisti della coppia solo laddove, nell’esercizio della sessualità, essi accettino l’eventualità della generazione. Per questo è da sempre una prerogativa dell’unione tra un uomo e una donna. Al di là di questa possibilità è dunque necessario e giusto che ciascuno rimanga libero di determinarsi come crede nelle scelte affettive e nell’esercizio della sessualità, al di fuori di qualsiasi interferenza da parte dell’ordinamento. Ecco perché per le coppie formate da due persone di sesso differente ha senso la possibilità di scegliere anche lo schema dello status, mentre per le coppie formate da due persone dello stesso sesso il riconoscimento libero da vincoli è garanzia di libertà: dall’ingerenza della legge nella sfera più intima e da una forma nascosta di “classificazione” dei cittadini in base alle scelte affettive e al modo di esercitare la sessualità.

Per ogni specifico bisogno una specifica soluzione – Ha quindi senso mantenere la specificità del vincolo coniugale come rapporto di status. E ciò non solo nell’interesse degli stessi protagonisti della coppia, ma anche perché quella condizione di pari dignità all’interno della coppia, che solo il vincolo coniugale può determinare, è il contesto privilegiato per la generazione e l’accudimento dei figli. Il matrimonio offre infatti quella cornice giuridica all’interno della quale, almeno in linea di principio, i figli hanno la possibilità di venire al mondo al di fuori di qualsiasi logica strumentale e di essere perciò garantiti nella loro dignità di persone fin dal momento della nascita. La Costituzione garantisce a tutti i figli lo stesso status a prescindere dall’esistenza o meno di un vincolo coniugale tra i genitori (art. 30). E però, pur senza giustificare il matrimonio col fine della famiglia, fonda la famiglia sul matrimonio (art. 29). E ciò perché il vincolo coniugale, proprio in quanto è rapporto di status, fa sì che la comunità dei genitori e dei figli possa essere davvero una comunità di eguali. Il matrimonio, dunque, è la prima garanzia per una convivenza autenticamente democratica!

Per il diritto di tutti bambini al padre e alla madre! – A tutti i bambini deve essere riconosciuto il diritto alle cure del padre e delle madre. Ma ciò è davvero possibile solo affermando che la generazione attraverso l’esercizio della sessualità è la sola modalità ordinaria di costituzione del rapporto di filiazione. Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, infatti, nell’interesse esclusivo degli adulti, determina in capo al nato un rapporto di filiazione puramente artificiale almeno rispetto a uno dei genitori, privandolo di un aspetto imprescindibile della sua identità e determinando a suo carico una discriminazione irrimediabile. Senza considerare, poi, che, nel caso del ricorso alla surrogazione di maternità, si realizza una forma odiosa di sfruttamento del corpo della donna. L’adozione, infine, può essere consentita, in via eccezionale, solo come estremo rimedio per far fronte alla condizione irreversibile di abbandono in cui versi un bambino o un adolescente; nonché, almeno di regola, facendo in modo di assicurare ad esso le cure di una coppia coniugata.

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