SPAGNA, SANCHEZ CERCA DI FORMARE IL NUOVO GOVERNO: IL PRIMO TENTATIVO DI INVESTITURA IL 3 MARZO Pablo Iglesias, leader di Podemos, in cambio di un'alleanza, ha chiesto ai socialisti sei ministeri su 15, il ruolo di vicepresidente, il controllo dei servizi e un referendum per l'indipendenza della Catalogna

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Dopo oltre due mesi di stallo politico, causato dalle legislative del 20 dicembre scorso, finalmente per i cittadini spagnoli sembra delinearsi all’orizzonte la possibilità di ottenere un governo. Ma per saperlo con certezza bisognerà aspettare ancora un po’, infatti come annunciato dal presidente del Congresso dei deputati, Paxti Lopez, il 2 marzo inizierà l’iter di investitura del socialista Pedro Sanchez. Entro il cinque dello stesso mese, la Spagna saprà se avrà un governo o se dovrà tornare alle urne in giugno.

Sanchez potrebbe farcela, ma nulla è sicuro, soprattutto perché i due mesi di quella che è stata definita una “paralisi politica”, hanno portato ad un Congresso senza maggioranza e reso quasi ingovernabile il Paese. Sanchez (90 seggi su 350 nel Congresso) ha avviato trattative sulla sua destra con Ciudadanos (40) e sulla sinistra con Izquierda Unida (2) e Podemos (65), oltre che con i nazionalisti baschi del Pnv (6). Sicuro del ‘no’ dei 123 deputati del Pp del premier uscente Mariano Rajoy, Sanchez spera inoltre in una astensione dei 17 indipendentisti catalani di Cdc e Erc. Ma Ciudadanos e Podemos finora si sono scambiati veti incrociati.

Ma nella giornata di ieri le trattative si sono ulteriormente complicate, in quanto il leader di Podemos, Pablo Iglesias, ha messo sul tavolo del negoziato quelle che i socialisti considerano delle considerazioni inaccettabili. Il segretario dei “viola” ha chiesto sei ministeri su 15 ed inoltre, per se stesso ha chiesto il ruolo di vicepresidente della coalizione, con la responsabilità dei servizi e, condizione non discutibile, ha dichiarato di considerare “imprescindibile” un referendum sull’indipendenza della Catalogna.

Un sondaggio pubblicato oggi da Abc conferma che per Sanchez un fallimento nel Congresso e un ritorno alle urne avrebbe un costo in voti e seggi. Il Psoe scenderebbe da 90 a 84 deputati, superato in voti (21,4% a 20,8%) e quasi raggiunto in seggi da Podemos (75 deputati). Il rialzo negoziale di Iglesias potrebbe significare che il partito “viola” punta già sulle elezioni nella speranza di superare i socialisti e di imporre cosi le sue condizioni, come Syriza in Grecia, a un futuro “governo del cambiamento”.

Crescono intanto i venti di contestazione interni nel Pp, dopo la nuova valanga di scandali di corruzione degli ultimi giorni a Valencia e Madrid. La presidente dei popolari nella capitale, la “dama di ferro” Esperanza Aguirre si è dimessa assumendo la responsabilità politica delle malversazioni di cui sono accusati esponenti del partito. Un gesto che fa crescere la pressione su Rajoy, come scrive El Pais, perché pure lui si faccia da parte consentendo un forte rinnovamento interno del partito. I leader più giovani chiedono una “purga” che allontani tutti i dirigenti in qualche modo sospettati di tolleranza verso la corruzione. Il vecchio leader però non cede. Rajoy ha fatto sapere anzi che tenterà a sua volta di formare il nuovo governo se Sanchez fallirà.

 

 

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