GIALLO REGENI, IL CAIRO: “NON E’ STATO PRESO DAI NOSTRI SERVIZI SEGRETI” Proseguono le indagini sulla morte del ricercatore italiano. L'Egitto smentisce il coinvolgimento della sua intelligence

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Proseguono le indagini sulla morte di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano ucciso al Cairo. Gli investigatori inviati da Roma nella capitale egiziana stanno seguendo la pista del coinvolgimento di apparati egiziani nella vicenda ma, secondo quanto riferito dall’Ansa, faticano a trovare elementi concreti, ciò potrebbe dipendere dalle metodologie di indagine utilizzate dagli inquirenti egiziani, diverse da quelle italiane.  E’ il caso dei filmati delle telecamere di video-sorveglianza di alcuni negozi nella zona dove Regeni è scomparso: la Procura egiziana li ha acquisiti solo nelle ultime 48 ore, e li sta “vagliando”, riferiscono fonti giornalistiche e giudiziarie nella capitale egiziana.

Intanto, in un comunicato ufficiale pubblicato dal ministero dell’Interno, una fonte del Dipartimento dell’informazione ha smentito “le informazioni pubblicate dai media occidentali secondo le quali l’accademico italiano Giulio Regeni sarebbe stato arrestato da elementi appartenenti ai servizi di sicurezza prima della sua morte”.

Secondo l’agenzia Mena “la fonte afferma che media occidentali avevano pubblicato informazioni completamente erronee circa le condizioni della scomparsa dell’italiano e aggiunge che una grande squadra di indagine è incaricata di svelare i moventi dell’omicidio dell’italiano e che questa squadra coopera pienamente con la controparte italiana”, viene aggiunto nel testo che conclude: “i risultati delle ricerche e delle indagini su questo caso saranno annunciati quando porteranno a risultati utili”

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