L’ULTIMO SALUTO A GIULIO REGENI, IL PARROCO: “ORA E’ NELLA RESURREZIONE” In migliaia sono accorsi ai funerali del ricercatore ucciso al Cairo. Intanto in Egitto spunta un testimone

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Una folla commossa ha tributato l’ultimo saluto a Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano ucciso al Cairo la settimana scorsa. I funerali si sono svolti in una palestra di Fiumicello (Udine) alla presenza di migliaia di persone. E’ stata rispettata la volontà della famiglia di non dare eccessiva visibilità all’evento: niente macchine fotografiche, telecamere, vessilli, bandiere o simboli di organizzazione. Ognuno è stato invitato a intervenire in qualità di individuo toccato dalla tragedia che ha coinvolto la famiglia Regeni.

“Giulio è entrato nella Resurrezione – ha detto don Luigi Fontanot durante l’omelia -. Come diceva Paolo VI, bisognerebbe mettere una quindicesima stazione alla via Crucis, quella della Resurrezione” Il riferimento alla via Crucis ha preso spunto dai due quadri della prima e ultima (quattordicesima) stazione, che sono stati appesi ai lati della Croce, nell’altare allestito nella palestra, tra le spalliere per gli esercizi ginnici. “Indosso questa stola – ha aggiunto – che viene dal Sud America, dove ci sono desaparecidos, per Giulio”. Al suo fianco il sacerdote copto che benedisse la salma di Giulio al suo arrivo all’ospedale del Cairo. Il feretro, con sopra fiori bianchi, è stato portato a spalla in palestra, seguito dalla famiglia e dagli amici più cari. La messa viene celebrata in parte in inglese per consentire la comprensione agli amici stranieri.

A Fiumicello tutti gli esercizi pubblici sono chiusi per lutto cittadino ad esclusione di bar e ristoranti, aperti proprio per servire da bere e mangiare per gli ospiti e i giornalisti venuti da fuori. Una ventina sarebbero gli amici di Giulio giunti tra ieri e oggi a Fiumicello. Molti di questi si sono trattenuti in un bar della piazza e poi hanno raggiunto la casa della famiglia Regeni prima dell’inizio della cerimonia. Mezz’ora prima dell’inizio della cerimonia è giunto il presidente della Commissione Esteri del Senato Pierferdinando Casini e è attesa a momenti la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani.

Intanto in Egitto sembra infittirsi sempre di più il mistero sulla sua scomparsa e sulla sua morte. Ora, dopo diversi giorni dal ritrovamento del suo cadavere, spunta una nuova testimonianza che potrebbe portare ad una svolta sul caso. Un supertestimone in Egitto ha parlato insieme al team di investigatori italiani che si sono recati nel Paese nord africano per cercare di far luce su quanto accaduto al ricercatore assassinato al Cairo.

La voce che ci fosse un testimone oculare dell’agguato era circolata nei giorni scorsi, ma fino ad ora era rimasta solo un’ipotesi. Il supertestimone, sarebbe un venditore ambulante – che peraltro avrebbe già rilasciato alcune dichiarazioni ad una giornalista americana – avrebbe visto prelevare il giovane studente ad una fermata della metropolitana, a neanche tre minuti dalla sua casa. “Avevano tutta l’aria di essere poliziotti in borghese”, ha dichiarato ancora al team di investigatori italiani.

Questa nuova testimonianza, qualora venisse confermata, potrebbe smentire la versione fornita dal governo egiziano che escludeva una sua qualche responsabilità sulla morte del giovane italiano. E diventa sempre meno credibile – anche se era apparsa un’ipotesi impossibile fin dall’inizio – la versione dell’incidente stradale, fornita da Khaled Shalaby, un poliziotto che è stato condannato nel 2003 per aver causato la morte di una persona, dopoa vergli inflitto delle torture in un’interrogatorio.

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