FABRIANO, LA MORTE IN CULLA AL NIDO RACCONTATA DA MAESTRE E GENITORI

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morte in culla

Una bimba che non si sveglia più dal sonnellino. Volata in cielo senza neppure un gemito o un piccolo segnale di allarme. È probabilmente l’incubo di ogni genitore. Ma anche di quanti, per motivi personali o professionali, accudiscono i figli degli altri. È quanto successo in un asilo di Fabriano, una tranquilla cittadina medievale alle pendici degli Appennini in provincia di Ancona. Una bimba di neppure 4 mesi, compagna di asilo dei miei figli, è morta nel sonno senza apparenti cause esterne. Tipico quanto crudele esempio di Sindrome da morte in culla. La vicenda è rimbalzata a livello nazionale, riempiendo le cronache dei giornali. Ma come hanno vissuto quel momento mamme e maestre? Come ha percepito la tragedia la piccola comunità locale?

Verso mezzogiorno, all’uscita di scuola, le madri hanno trovato ambulanza e carabinieri fermi davanti alla porta di ingresso del nido privato a conduzione familiare. “Ho avuto un tuffo al cuore e il terrore recondito che potesse essere successo qualcosa a uno dei miei bimbi” racconta una madre “una paura poi cancellata dalla logica: se fosse successo qualcosa a loro, le maestre mi avrebbero telefonato”. I genitori vengono accolti nella saletta d’entrata da un Carabiniere e da una delle operatrici che trattiene a stento le lacrime. Impossibile non pensare al peggio. In quei momenti di incertezza ma di terribile presentimento, si spera una cosa sola: che non sia capitato nulla di grave a un bambino. Sembrerà cinico, ma la natura umana, dinanzi al mistero dell’ineluttabilità, sceglie il “male minore”: meglio che capiti qualcosa a un adulto che a un angioletto con tutta la vita davanti. E il carico di sogni, speranze, sorrisi…che ogni creatura appena venuta al mondo reca in dono a genitori e parenti.

Ma questo dramma non ha colpito solo familiari e conoscenti, perché non è avvenuto in casa. È successo all’asilo, mentre la piccola – di cui non pubblichiamo il nome per rispetto della privacy – era beatamente a dormire nella sua culletta. “Quando le ho toccato la testa per svegliarla, ho subito capito che c’era qualcosa che non andava: lei, appena la sfioravo, dava subito segni di vita”. È la drammatica testimonianza di Rita, la titolare del nido e scuola materna Fantaghirò, gestito insieme alle 2 figlie e a numerose altre maestre. “In quel momento ho chiamato aiuto ma è come se il mio cervello e il mio cuore si fossero fermati”, racconta tra le lacrime, ancora profondamente scossa dalla tragedia.

Poi il racconto diventa incalzante, come gli eventi accaduti subito dopo quell’amara scoperta e il sentore dell’imminente tragedia: Bianca, una maestra del nido, che quasi le strappa la bimba dalle braccia e inizia la respirazione artificiale (è esperta in primo soccorso pediatrico), Antonella (una delle titolari) che corre a chiamare il pronto soccorso; le altre maestre che portano i bimbi in un’altra stanza per giocare e lasciarli giustamente nella beata ignoranza.

Tra quei visini sereni, c’è anche quello della sorella maggiore della vittima, giustamente ignara (con i suoi soli due anni e mezzo di età) del dramma che si sta vivendo. Un dramma che non toccherà la vita degli altri pargoli – i miei figli non si sono accorti di nulla nonostante il via vai delle forze dell’ordine e dei sanitari – ma che inevitabilmente sconvolgerà la sua come quella dei genitori. Dopo 17 minuti l’arrivo dell’ambulanza che intanto, telefonicamente, dava indicazioni sulle misure per liberare le vie respiratorie. Ma non si era trattato di un rigurgito e anche i sanitari, nonostate gli interminabili minuti della rianimazione, non hanno potuto riportare in vita l’angioletto.

“I giornali hanno scritto un sacco di stupidaggini” spiega Rita. “Non è vero – come detto – che la bimba stava dormendo da sola da tre ore, dalle 9 alle 12. La bimba dormiva in una culletta e ce la portavamo sempre appresso, nelle stanze di attività, proprio per non perderla mai di vista. Dormiva da neanche un’ora quando l’ho accarezzata per darle il biberon preparatole dalla mamma”. “Non ci siamo accorte di niente” nonostante Rita fosse sempre lì con lei, nei momenti di gioco e di veglia, nella pappa e nel cambio del pannolino.

Gli studi condotti dai ricercatori americani su decine di bimbi deceduti per “morte bianca” hanno rivelato delle alterazioni a livello neurologico sui neonati che non sarebbero in grado, mentre dormono, di regolare autonomamente l’accesso dell’anidride carbonica nei polmoni. Una spada di Damocle sulla vita di questi piccoli che rischiano, come accaduto, di addormentarsi e di non svegliarsi più; un pericolo altissimo soprattutto nei primi 4 mesi di vita del neonato. “Quando leggevo sui giornali di tragedie simili pensavo: ‘poveri genitori’ ma anche ‘povere maestre!’. E ora è successo a noi. Forse in futuro – conclude Rita con amarezza – non prenderemo più bambini sotto i 4 mesi”. Troppa la paura e il ricordo, indelebile, di una vita scomparsa da un secondo all’altro sotto i propri occhi. Intanto un genitore ha posto un fiore bianco sopra l’armadietto della piccola, volata in cielo troppo presto.

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