UNIONI CIVILI: PRIMO OK DAL SENATO MA LA STRADA E’ IN SALITA

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Il ddl Cirinnà sulle unioni civili supera il primo voto in Senato. Palazzo Madama ha, infatti, respinto la richiesta di non passaggio all’esame degli articoli del ddl Cirinnà sulle unioni civili presentata dal centrista Gaetano Quagliariello. Hanno votato contro 195 senatori, a favore 101, 1 astenuto. Lo scrutinio è avvenuto a voto palese come stabilito dal presidente Pietro Grasso. “Il tema – ha spiegato la seconda carica dello Stato nel motivare la sua decisione – rientra non tanto nella sfera di applicazione degli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione quanto nell’ambito di applicazione dell’articolo 2 della Costituzione, in base al quale la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”.

Ma per le unioni civili la strada è ancora in salita. Il Pd è orientato a lasciare libertà di coscienza ai propri senatori solo su tre emendamenti. Uno è quello, a firma di Stefano Lepri, che sostitusce la stepchild adoption con l’affido rafforzato. Ma per i cattodem gli emendamenti al ddl unioni civili da sottoporre al voto di coscienza e quindi alla libertà di voto sono 9 e non 3, come proposto dal capogruppo Luigi Zanda.

Nella consueta enews agli iscritti del Pd, Renzi ha espresso compiacimento per il fatto che domani il Senato inizi a votare sulle unioni civili: “è finita la stagione in cui nascondersi, i diritti (e i doveri) sono tali solo se sono per tutti. E’ un passo in avanti”. Tuttavia il premier ammette che “rimangono aperti alcuni punti su cui si confronterà il Parlamento, a partire dalla stepchild adoption”. “Non è il punto principale di questa legge”, osserva Renzi, ma “credo giusto che il Parlamento si pronunci anche su questo”. Renzi è consapevole che il tema divide il Parlamento e anche il Pd: ieri in aula diversi senatori CattoDem, come Giorgio Santini o Stefano Lepri, hanno espresso dure critiche: il primo ha chiesto lo stralcio per poi esaminare tutto il tema delle adozioni in una legge a parte; il secondo ha rilanciato l’affido rafforzato. Per non parlare di Ap che da giorni chiede lo stralcio.

Intanto il ministro della Giustizia Andrea Orlando, assicura che “Il governo non esprimerà valutazione politica” sul ddl, ma solo una valutazione “tecnica” su alcune proposte di modifica “quando palesemente non conformi alla giurisprudenza europea e costituzionale”.

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