GIORNATA DEL RICORDO: IL PARLAMENTO COMMEMORA LE VITTIME DELLE FOIBE Celebrazioni alla presenza dei presidenti di Camera e Senato. Serracchiani: "Fiumani e dalmati sono stati d'esempio a tutta Italia"

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Si è svolta oggi in Parlamento la celebrazione del “Giorno del Ricordo”, solennità nazionale in memoria delle vittime delle foibe carsiche. Presenti il presidente della Camera, Laura Boldrin e quello del Senato, Pietro Grasso, il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, il presidente della Federazione delle Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, Antonio Ballarin, e il giornalista Toni Capuozzo, figlio di esuli, con testimonianze e ricordi di quei tragici eventi

“Nella tragedia delle foibe e dell’esodo gli esuli istriani, fiumani e dalmati sono stati esempio per tutta l’Italia, perché hanno attraversato le prove più dure e hanno dimostrato di avere in loro la volontà e le forze per risollevarsi a nuova dignità” ha detto la governatrice del Friuli, Debora Serracchiani, intervenuta a margine delle celebrazioni tenute presso la Foiba di Basovizza (Trieste). “Giusta dunque è la legge che fissa per la Repubblica e per tutti i cittadini il dovere di ricordare che un prezzo fu pagato – ha continuato – per la sconfitta in una guerra sciagurata, e che quel prezzo lo pagarono degli Italiani a misura di sangue e privazioni, colpevoli solo d’avere le loro radici sulla sponda sbagliata dell’Adriatico. Terrorizzati, cacciati, spogliati di tutto e uccisi, poi umiliati o anche derisi dai loro stessi fratelli Italiani, e infine sepolti in un oblio di decenni: l’Italia aveva ed ha tuttora l’obbligo di riconoscere tanto strazio e tanta ingiustizia”.

La riapertura per vent’anni dei termini per la richiesta del riconoscimento ai familiari degli infoibati previsto dalla Legge istitutiva del Giorno del Ricordo, ha aggiunto, “è un atto che conferma, in nome del popolo italiano, l’impegno coralmente preso dal Parlamento nel 2004. E’ un atto che al contempo spazza l’insidia di un negazionismo purtroppo ancora presente e di chiunque volesse ancora speculare sul dolore dei sopravvissuti”

Nell’incertezza di questi tempi inquieti, ha concluso, “dalla storia dei nostri esuli viene un insegnamento che dovremmo imparare, qui in Italia e soprattutto in Europa: l’intolleranza è cieca anche quando si ammanta di apparenti buone ragioni e la violenza ne è seguito naturale. Difendere libertà e diritti significa rendere omaggio a chi di quella violenza fu già vittima innocente. Ricordiamo questa tragedia – ha concluso Serracchiani – perché quello che è accaduto può accadere ancora, e quello che accade agli altri potrebbe un giorno accadere a noi”.

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