DDL CIRINNA’: RENZI SPINGE PER IL SI’ MA LA PARTITA E’ DIFFICILE

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renzi cirinnà

tintiDopo il fronte del silenzio dei giorni scorsi, tattico e non certo difensivo, Matteo Renzi ha rotto gli argini. Con la solita E News è intervenuto sulle unioni civili e lo ha fatto per affermare tre concetti. Primo, la legge è “un passo avanti”. Secondo, la “stepchild adoption” per quanto lo riguarda non è “il punto principale di questa legge”, ma deciderà il Parlamento con il voto. Terzo e ultimo, la battaglia politica contro l’utero in affitto “va rilanciata”.

In altri termini, Renzi dice che il disegno di legge Cirinnà si porta a casa comunque, con o senza adozioni del figliastro. E’ questa la risposta che il premier dà, idealmente, ad Angelino Alfano, leader di Ncd, e, soprattutto, a Beppe Grillo. Perché il vero destinatario è proprio lui. I pentastellati, con le loro piroette, con le loro danze del voto, hanno perso quella spinta che li rendeva i pungoli del sistema, facendosi ingranaggi a loro volta.

Non a caso sul dietrofront del fondatore del M5S si sono pronunciati anche i vertici dei Cinquestelle. Alessandro Di Battista ha spiegato a margine di una conferenza stampa alla Camera che la libertà di coscienza è stata consentita “per rispetto dei cittadini”. E ha chiarito: “Io sono a favore dell’articolo 5 e della legge nella sua totalità e sono a favore della libertà di coscienza su quell’articolo perché è una questione divisiva”. A Palazzo Madama il senatore Alberto Airola ha chiarito che, su 35 senatori Cinquestelle, soltanto due o tre sono contrari alla “stepchild adoption”. I nomi certi dei contrari per ora sono Sergio Puglia e Ornella Bertorotta. Ma ai 33 voti favorevoli andrebbero sottratti anche 2 voti delle due senatrici in maternità Barbara Lezzi e Manuela Serra.

La prova del fuoco è rinviata ad oggi in Aula quando comincerà il voto sugli emendamenti. Il M5S non ne ha presentati, Sel sì – inclusi alcuni soppressivi -, il Pd ne ha alcuni di mediazione sulla stepchild (Lumia, Chiti, Pagliaro) e uno cosiddetto “canguro”, quello di Andrea Marcucci, capace di far saltare tutte le proposte di modifica. E proprio su quest’ultimo si basa lo scambio con la Lega. Il Carroccio è pronto a ritirare il 90% dei suoi 5500-5300 emendamenti, lasciandone circa 580, se il Pd toglie il suo “canguro”. Ma il “patto tra gentiluomini” che ha visti impegnati Centinaio e Luigi Zanda non è ancora stato onorato: la trattativa fra Lega e Pd è stata sospesa dopo che i dem hanno chiesto al Carroccio di non presentare emendamenti “canguro” o predittivi capaci di far saltare il ddl. Secondo fonti Pd sarebbero diverse decine gli emendamenti “pericolosi”: fra i trenta e i cinquanta. Ma Centinaio smentisce: “Ci sono al massimo emendamenti soppressivi e nell’accordo iniziale con il Pd non era previsto che non ci fossero”. Gli accordi non erano questi, insomma.

In tutto sono una cinquantina i voti segreti richiesti, fra gli altri, dalla Lega e Forza Italia. Oggi si conoscerà anche su quali emendamenti il Pd ammetterà il voto di coscienza, consapevole di aver blindato le operazioni, mettendo in mora il presidente del Senato, Pietro Grasso. Dato il quadro generale, fondamentale per capire l’entità della posta in palio, c’è da chiarire un punto. Con le operazioni di queste ore i grillini hanno definitivamente perso l’età dell’innocenza e dalla sana incoscienza entrando nei giochi di Palazzo, delle transazioni e delle mediazioni. Soltanto il voto palese potrà dire come stanno esattamente le cose, dimostrando se sono uomini o caporali di Grillo e Casaleggio.

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