GIALLO DEL CAIRO: IL CORPO DI GIULIO REGENI DEVASTATO DALLE TORTURE Il cadavere era privo di entrambe le orecchie e presentava lesioni provocate da un punteruolo. Egitto in imbarazzo

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Si infittisce il mistero sulla morte di Giulio Regeni, il giovane ricercatore universitario italiano ucciso al Cairo. L’esame del cadavere non lascia margine di dubbio: Regeni è stato torturato, probabilmente da uomini degli apparati di sicurezza egiziani, nonostante le smentite che continuano ad arrivare dal Paese africano. La testa era priva di entrambe le orecchie, il corpo presentava decine di tagli, provocati da uno strumento simile a un punteruolo, numerose ossa erano rotte e le unghie di un dito della mano e di uno di un piede erano strappate. Un lavoro da professionisti, insomma, secondo qui inquirenti della Procura della Repubblica di Roma che si sta occupando del caso.

In attesa che l’Egitto fornisca una versione quantomeno plausibile, e che decida se rispondere positivamente alle richieste italiane di poter esaminare i tabulati e le celle telefoniche, le videocamere della metropolitana e le testimonianze raccolte dai pm, l’Italia non può far altro che tentare di mettere in fila gli elementi a disposizione di una vicenda che ogni giorno che passa diventa sempre più complicata per entrambi i Paesi, soprattutto sul piano diplomatico.

E questo è stato l’obiettivo della riunione, svoltasi a piazzale Clodio, tra il pm titolare dell’indagine Sergio Colaiocco e gli investigatori. Un incontro utile, se non altro perché dal team che ormai da venerdì scorso si trova al Cairo e che finora ha potuto fare poco o nulla, comincia ad arrivare qualche risposta.

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