UNIONI CIVILI IN BILICO AL SENATO. IL PD FA LA CONTA DEI VOTI

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La partita sul ddl Cirinnà entra nel vivo. La decisione del duo Grillo-Casaleggio di lasciare libertà di coscienza ai senatori M5s cattolici sulla stepchild adoption ha complicato i piani del Pd, che puntava proprio sui grillini per blindare il provvedimento a palazzo Madama. I dem hanno 112 senatori, che si riducono però a 11 visto che il presidente Pietro Grasso non vota. Di questi ci sono circa 25 cattoDem, contrari alla stepchild adoption, a cui si aggiungono altri parlamentari di area laica per un totale di 30.

Tra i 35 senatori di M5s 29/30 dovrebbero essere favorevoli all’articolo 5 sulle adozioni, mentre i restanti 5/6, di matrice cattolica, mantengono forti riserve. Schierati per il sì anche i sei parlamentari di Sel, e altri 14 senatori oggi nel gruppo Misto e usciti in precedenza da M5s, Pd e Sel. Tutto da vedere l’atteggiamento dei 20 senatori del gruppo delle Autonomie: ci sono infatti parlamentari di matrice cattolica, come i 6 della Svp, di Uv e del Patt, o i due ex Scelta Civica, ma ci sono anche i laici come due ex M5s che dovrebbero votare a favore della stepchild adoption, così come i sue socialisti e due senatori eletti all’estero.

Tra i banchi delle autonomie siedono poi parecchi senatori a vita come Elena Cattaneo, Renzo Piano, Carlo Rubbia, Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano, dei quali solo l’ultimo è assiduo dell’Aula. Incognita anche per Mario Monti che siede nel gruppo Misto. Occorrerà valutare se saranno presenti e come voteranno. Sul fronte del No si schiera tutto il gruppo di Ncd (32), i Conservatori (9), la Lega (12) e circa 35 dei 41 senatori di Fi, e i 15 senatori di Gal. Delle tre senatrici di Fare!, una è sicuramente contraria alle adozioni (Munerato), mentre le altre due hanno votato con la maggioranza sulle pregiudiziali. Sulla carta, dunque, i sì sicuri (145) alla stepchild adoption e i “no” (147) si equivalgono, e ad essi vanno aggiunti quei senatori che sinora non si sono pronunciati.

In questa ottica diventano determinanti i 19 senatori di Ala, molti dei quali contro le adozioni, ma desiderosi di sostenere l’azione del governo. Ma al di là dell’articolo 5 sulla stepchild adoption, il problema è costituito dal voto su molti emendamenti correttivi del ddl Cirinnà, che ha errori tecnici vistosi. Se si apre la roulette dei voti segreti potrebbero passare alcune correzioni ed altre no, licenziando così una legge incoerente. La stessa dinamica che si creò nel 2003 sulla legge 40 sulla procreazione assistita.

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