ERDOGAN ALLA UE: “LA TURCHIA E’ PRONTA AD ACCOGLIERE I PROFUGHI, SE NECESSARIO” Mogherini: "C'è un dovere morale e legale di proteggere coloro che necessitano di protezione internazionale, i richiedenti asilo"

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Svolta diplomatica in Turchia in merito ai profughi ammassati al confine. Il presidente Recep Tayyip Erdoğan si è detto pronto “se necessario” ad aprire i confini a decine di migliaia di rifugiati siriani in fuga da Aleppo, in maggioranza donne e bambini, bloccati alla frontiera turca da venerdì scorso. Il presidente ha spiegato che “se i nostri fratelli hanno raggiunto la nostra porta e non hanno altra scelta, saranno fatti entrare”. Nonostante le belle parole, ad oggi la frontiera turca presso la città di Kilis è rimasta chiusa e migliaia di rifugiati sono ancora ammassati al confine nonostante le condizioni climatiche impervie.

La svolta turca è la risposta alla provocazione lanciata dai ministri degli Esteri dell’Unione Europea che solo sabato scorso avevano richiamato il Paese anatolico sul problema dei rifugiati. Per Bruxelles, Ankara ha infatti il dovere di accogliere i rifugiati siriani in fuga da Aleppo, visto che ci sono circa 40mila civili ammassati lungo la frontiera. E tale obbligo è connesso agli aiuti economici (3 miliardi di euro) che la Ue sta fornendo al Paese del presidente Erdoğan per far fronte all’emergenza.

I ministri avevano lanciato il monito da Amsterdam durante una riunione alla quale avevano preso parte anche i delegati dei Paesi balcanici e la stessa Turchia. Al termine dell’incontro, l’Alta rappresentante per la Politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, aveva detto: “C’è un dovere morale e legale di proteggere coloro che necessitano di protezione internazionale, i richiedenti asilo. È indiscutibile che la gente che viene dalla Siria sia composta da siriani che hanno bisogno di protezione internazionale”.

Nel dicembre del 2015 Amnesty International aveva già denunciato pubblicamente le condizioni di vita dei profughi presenti sul territorio turco. Secondo l’organizzazione umanitaria, le migliaia di siriani sarebbero vittime di una detenzione arbitraria, di discriminazioni e di pressioni psicologiche. Secondo quanto dichiarato da John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia della Ong, le discriminazioni verrebbero inoltre portate avanti “con i soldi dell’Unione Europea”.

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