IL “SOGNO” CINESE: L’INTERVISTA INTEGRALE DEL PAPA

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Papa Francesco lavora sotto traccia per recuperare il dialogo con Pechino, dopo anni di silenzi e tensioni. Nell’ultimo anno c’è stato un deciso avvicinamento tra la Santa Sede e il più grande Paese socialista al mondo. Distensione testimoniata dall’intervista rilasciata dal Pontefice al sinologo Francesco Sisci e pubblicata dal portale “Asia Times” e che Interris vi ripropone nella sua versione integrale. Bergoglio ha parlato di una Cina portatrice di “saggezza” che non deve fare paura al mondo. Le sue parole hanno trovato l’apprezzamento dell’establishment comunista, tanto che l’articolo è stato rilanciato dai principali media controllati da Pechino. L’obiettivo del Papa è quello di cercare un accordo con il segretario del Pcc Xi Jinping per la riportare la Chiesa cinese in comunione con Roma e salvaguardare i tanti cristiani che vivono nel grande Paese asiatico. 

INTERVISTA ESCLUSIVA DI ASIA TIMES: PAPA FRANCESCO INVITA IL MONDO A NON TEMERE LA CRESCITA DELLA CINA

di Francesco Sisci

Lo ha percepito immediatamente, o almeno così mi è sembrato, e ha cercato di mettermi a mio agio. Aveva ragione. Ero nervoso, infatti. Avevo passato lunghe ore concentrandomi su ogni dettaglio delle domande che stavo per fare, e lui ha voluto del tempo per pensare. Avevo chiesto un colloquio su temi filosofici e culturali che riguardassero tutti i cittadini cinesi, di cui oltre il 99% non sono cattolici. Non ho voluto toccare temi religiosi o politici, di cui avevano già parlato altri Papi, in altri momenti.

Speravo che riuscisse a trasmettere al popolo cinese la sua enorme empatia umana, parlando per la prima volta in assoluto di questioni che preoccupano quotidianamente le persone normali – la rottura della famiglia tradizionale, la loro difficoltà a farsi capire e a comprendere il mondo occidentale, il loro senso di colpa per esperienze del passato come la rivoluzione culturale, ecc. ecc. L’ha fatto e ha dato ai cinesi e alla gente preoccupata per la rapida ascesa della Cina una ragione di speranza, di pace e di conciliazione con l’altro.

Il Papa ritiene che i cinesi stiano vivendo un passaggio positivo. Dice che non dovrebbero aver paura di questo, né dovrebbe il resto del mondo. Crede anche che i cinesi abbiano ereditato una grande di saggezza che arricchirà loro e tutto il mondo, e aiuterà tutti a trovare una via pacifica per il futuro. Questa intervista è, per certi aspetti, il modo del Papa di benedire la Cina.

Che cosa è la Cina per Lei? Come immaginava fosse la Cina quando era giovane, dato che la Cina, per l’Argentina, non è l’Oriente, ma il Far West?Che cosa significa Matteo Ricci per Lei?

“Per me la Cina è sempre stata un punto di riferimento di grandezza. Un grande Paese. Ma oltre a un gran Paese, una grande cultura, con una saggezza inesauribile. Da ragazzo, ogni volta che leggevo qualcosa sulla Cina, aveva la capacità di ispirare la mia ammirazione. Io ammiro la Cina. Più tardi ho studiato la vita di Matteo Ricci e ho visto come questo uomo provasse la medesima cosa e nello stesso modo con la quale la sentivo io, un’ammirazione, e ho visto il modo in cui è stato in grado di entrare in dialogo con questa grande cultura, con questa saggezza secolare. È stato in grado di incontrarla. Quando ero giovane, e si parlava della Cina, io pensavo alla Grande Muraglia. Il resto non era conosciuto nella mia patria. Ma quando ho iniziato a immergermi sempre di più nella questione, ho avuto un’esperienza di incontro molto diversa, nei tempi e nei modi, a quella vissuta da Ricci. Di sicuro mi sono imbattuto in qualcosa che non mi aspettavo. L’esperienza di Ricci ci insegna che è necessario entrare in dialogo con la Cina, perché si tratta di un misto di saggezza e di storia. È una terra benedetta da molte cose. E per quanto riguarda la Chiesa cattolica, uno dei cui compiti è quello di rispettare tutte le civiltà, direi che ha il dovere di rispettarla con la R maiuscola. La Chiesa ha un grande potenziale per raccogliere la cultura. L’altro giorno ho avuto l’opportunità di vedere i dipinti di un altro grande gesuita, Giuseppe Castiglione – che aveva anche lui il virus dei Gesuiti (ride). Castiglione ha saputo esprimere la bellezza, l’esperienza di apertura al dialogo: ricevere dagli altri e dare un po’ di sé con una mentalità che è “civilizzata” di civiltà. Quando dico “civile”, non intendo solo le civiltà “colte”, ma civiltà che si vengono incontro le une con le altre. Inoltre, non so se sia vero, ma si dice che Marco Polo sia stato colui che ha portato gli spaghetti in Italia (ride).Quindi sono stati i cinesi ad inventarli. Non so se questo è vero. Lo dico en passant. Questa è l’impressione che ho, di grande rispetto. E inoltre, quando ho attraversato per la prima volta, mi è stato detto in aereo: “nel giro di dieci minuti entreremo nello spazio aereo cinese, e invieremo il suo messaggio di saluto”. Ammetto di essermi sentito molto emozionato, cosa che di solito non mi succede. È successo perché stavo sorvolando questa grande ricchezza di cultura e saggezza”.

La Cina, per la prima volta nelle sua storia millenaria, sta emergendo dal proprio contesto e si apre verso il mondo, creando stimoli senza precedenti per sé e per il mondo intero. Lei ha parlato di una Terza Guerra Mondiale che sta avanzando furtivamente: cosa comporta tutto questo nella ricerca della pace?

“Avere paura non è mai un buon consiglio. La paura non è mai una buona consigliera. Se un padre e una madre hanno paura quando hanno un figlio adolescente, non sapranno mai come approcciarsi a lui. In altre parole, non dobbiamo temere nessun tipo di sfida, dal momento che tutti, maschi e femmine, hanno innata la capacità di trovare il modo di co-esistere, di rispetto e di ammirazione reciproca. Ed è ovvio che tanta cultura e tanta saggezza, e in aggiunta tanta conoscenza tecnica – dobbiamo solo pensare alle antiche tecniche mediche – non possono rimanere chiuse all’interno di un Paese; tendono ad espandersi, a diffondersi e a comunicare. L’uomo tende a comunicare, la civiltà tende a comunicare. Ciò è evidente quando, per difesa, la comunicazione avviene in modo aggressivo e il risultato sono le guerre. Ma io non avrei paura. Si tratta di una grande sfida per mantenere l’equilibrio della pace. Qui abbiamo Nonna Europa, come ho detto a Strasburgo. Sembra non essere più Madre Europa. Spero che sia in grado di recuperare di nuovo quel ruolo. E lei (l’Europa) riceve da questo Paese millenario un contributo sempre più importante. E così è necessario accettare la sfida e correre il rischio di bilanciare questo scambio per la pace. Il mondo occidentale, il mondo orientale e la Cina hanno la capacità di mantenere l’equilibrio di pace e la forza per farlo. Dobbiamo trovare il modo e sempre attraverso il dialogo; non c’è altro modo. (Apre le braccia come se stesse dando un abbraccio.) All’incontro si arriva attraverso il dialogo. Il vero equilibrio di pace si realizza attraverso il dialogo. Dialogo però non significa che si finisce con un compromesso, la metà della torta per te e per l’altra metà per me. Questo è quello che è successo a Yalta e abbiamo visto i risultati. No, il dialogo significa: ecco, io sono arrivato a questo punto, posso essere d’accordo o meno, ma camminiamo insieme; questo è ciò che significa costruire. E la torta rimane intera, camminando insieme. La torta è di tutti, è l’umanità, è la cultura. Fare a pezzi la torta, come a Yalta, significa dividere l’umanità e la cultura in piccoli pezzi. E la cultura e l’umanità non possono essere fatti in piccoli pezzi. Quando parlo di questa grande torta, lo dico in senso positivo. Ognuno ha un’influenza per raggiungere il bene comune di tutti. (Il Papa sorride e chiede: “Non so, l’esempio della torta sarà chiaro per i cinesi?” Annuisco: “Credo di sì”.)

La Cina ha sperimentato nel corso degli ultimi decenni tragedie senza confronti. Dal 1980 i cinesi hanno sacrificato quello che è sempre stato molto caro a loro, i figli. Per i cinesi sono ferite molto gravi. Tra le altre cose, questo ha lasciato un enorme vuoto nelle loro coscienze e in qualche modo una necessità estremamente profonda di riconciliarsi con se stessi e di perdonare se stessi. Nell’Anno della Misericordia che messaggio può offrire al popolo cinese?

L’invecchiamento della popolazione e dell’umanità sta accadendo in molti luoghi. Qui in Italia il tasso di natalità è quasi sotto lo zero, e anche in Spagna, più o meno. La situazione in Francia, con la sua politica di assistenza alle famiglie, sta migliorando. Ed è ovvio che le popolazioni invecchino. Invecchiano e non hanno figli. In Africa, per esempio, è stato un piacere vedere i bambini nelle strade. Qui a Roma, se cammini in giro, vedrai pochissimi bambini. Forse dietro a questo c’è il timore al quale hai alluso prima, la percezione sbagliata che non ci limiteremo a restare indietro, ma che cadremo nella miseria, quindi, tentiamo di non avere figli.

Ci sono altre società che hanno fatto la scelta contraria. Ad esempio, durante il mio viaggio in Albania, sono rimasto stupito di scoprire che l’età media della popolazione è di circa 40 anni. Allora esistono Paesi giovani; penso che in Bosnia-Erzegovina sia lo stesso. Paesi che hanno sofferto e hanno scelto i giovani. Poi c’è il problema del lavoro. Qualcosa che la Cina non ha, perché ha capacità di offrire lavoro sia in campagna sia in città. Ed è vero, il problema della Cina di non avere figli deve essere molto doloroso; perché così la piramide è invertita e un bambino deve sopportare il peso di suo padre, sua madre, il nonno e la nonna. E questo è faticoso, impegnativo, disorientante. Non è il modo naturale. Capisco perché la Cina ha aperto nuove possibilità su questo fronte.

Come devono essere affrontate queste sfide della famiglia in Cina, dato che si trovano in un processo di cambiamento profondo e non corrispondono più al modello tradizionale della famiglia cinese?

“Ritornando al tema, nell’Anno della Misericordia, quale messaggio posso dare al popolo cinese? La storia di un popolo è sempre un percorso. Un popolo a volte cammina più velocemente, a volte più lentamente, a volte si ferma, a volte fa un errore e torna un po’ indietro o prende la strada sbagliata e deve tornare sui suoi passi per proseguire nel modo giusto. Ma quando un popolo si muove in avanti, questo non mi preoccupa perché significa che sta facendo la storia. E credo che i cinesi si stiano muovendo in avanti e questa è la loro grandezza. Camminano, come tutte le popolazioni, attraverso luci e ombre. Guardando al passato – e forse il fatto di non avere figli crea più problemi – è sano assumersi la responsabilità per il proprio percorso. Beh, abbiamo preso questa strada, qualcosa qui non ha funzionato, così ora si sono aperte altre possibilità. Entrano in gioco altre questioni: l’egoismo che contraddistingue alcuni settori ricchi, che preferiscono non avere figli, e così via. Essi devono assumersi la responsabilità per la propria strada. E io vado oltre: non siate rancorosi, ma in pace con il proprio percorso, anche se avete commesso degli errori. Non posso dire che la mia storia era male, che io odio la mia storia. (Il Papa mi da uno sguardo penetrante.) No, ogni popolo deve conciliarsi con la sua storia e con la sua strada, con i suoi successi e i suoi errori. E questa riconciliazione con la propria storia porta molta maturità, molta crescita. Qui vorrei usare la parola utilizzata nella domanda: la misericordia. È salutare per una persona avere pietà verso se stessa, non essere sadico o masochista. Questo infatti è sbagliato. E direi lo stesso per un popolo: è sano per una popolazione essere misericordiosa verso di sé. E questa nobiltà d’animo … non so se usare o meno la parola perdono, non lo so. Ma accettare che questa era la mia strada, sorridere e andare avanti. Se uno si stanca e si ferma, può diventare amaro e corrotto. E così, quando si prende la responsabilità del proprio percorso, accettandolo per quello che era, questo permette alla ricchezza storica e culturale di ciascuno di emergere, anche nei momenti difficili. E come può emergere? Qui torniamo alla prima domanda: in dialogo con il mondo di oggi. Dialogare non vuol dire che io mi arrendo, perché a volte c’è il pericolo, nel dialogo tra i diversi Paesi, di ordini del giorno nascosti, vale a dire, colonizzazioni culturali. È necessario riconoscere la grandezza del popolo cinese, che ha sempre mantenuto la sua cultura. E la loro cultura – non sto parlando di ideologie che ci possono essere state in passato – la loro cultura non è stata imposta”.

La crescita economica del Paese procede a un ritmo travolgente ma ha anche portato con sé disastri umani e ambientali che Pechino sta cercando di affrontare e risolvere. Allo stesso tempo, la ricerca dell’ efficienza sul lavoro sta gravando le famiglie con nuovi costi: a volte i bambini e i genitori sono separati a causa delle esigenze del lavoro. Quale messaggio si può dare loro?

“Mi sento un po’ come una suocera che da consigli su quello che dovrebbe essere fatto (ride). Vorrei suggerire un sano realismo; la realtà deve essere accettata da qualsiasi parte provenga. Questa è la nostra realtà; come nel calcio, il portiere deve prendere la palla da dovunque viene. La realtà deve essere accettata per quello che è. Essere realistici. Questa è la nostra realtà. In primo luogo, ci si deve riconciliare con la realtà. Non mi piace, sono contro di essa, mi fa soffrire, ma se non ci vengo a patti, non sarò in grado di fare nulla. Il secondo passo è quello di lavorare per migliorare la realtà e per cambiare la sua direzione. Vede, si tratta di mere proposte, anche un po’ banali. Ma essere come uno struzzo, che nasconde la testa sotto la sabbia per non vedere la realtà e non accettarla, non è una soluzione. Bene, allora, cerchiamo di discutere, continuiamo la ricerca, continuiamo a camminare, sempre sul sentiero, sempre in movimento. L’acqua di un fiume è pura perché scorre avanti; l’acqua che si ferma diventa stagnante. È necessario accettare la realtà così com’è, senza nasconderla, senza raffinarla, e trovare il modo di migliorarla. Bene, questo è qualcosa di molto importante. Se questo accade per una società che ha lavorato per venti anni e c’è una crisi aziendale, ci sono pochi modi per migliorarla. Al contrario, quando succede in un Paese secolare, con una storia millenaria, una saggezza antica, una creatività secolare, si crea una tensione tra l’attuale problema e questo passato di antica ricchezza. E questa tensione porta fecondità. Credo che la grande ricchezza della Cina di oggi stia nel guardare al futuro partendo da un presente che è sostenuto dalla memoria del suo passato culturale . Vivere in tensione, non in angoscia, e la tensione è tra il suo ricco passato e la sfida del presente, che deve essere trasportata nel futuro; cioè, la storia non finisce qui”.

In occasione del prossimo Capodanno cinese della Scimmia, vuole inviare un saluto al popolo cinese, alle Autorità e al presidente Xi Jinping?

“Alla vigilia del nuovo anno, desidero porgere i miei migliori auguri e saluti al Presidente Xi Jinping e a tutto il popolo cinese. E desidero esprimere la mia speranza che non perdano mai la loro coscienza storica di essere un grande popolo, con una grande storia di saggezza, e di avere molto da offrire al mondo. Il mondo guarda a questa vostra grande saggezza. In questo nuovo anno, con questa consapevolezza, possiate continuare ad andare avanti al fine di aiutare e cooperare con tutti nell’interesse della nostra casa comune e dei nostri popoli comuni. Grazie!”

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