Attenzione alla curiosità

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spirituale

Uno dei monaci che visse sulla riva del Nilo non guardò mai l’altra riva. Si potrebbe dire: incredibile. In un’epoca di sovrainformazioni, infatti, sembra necessario conoscere sempre nuove cose. Ma a quale prezzo lo facciamo? Tutto il giorno rimaniamo connessi, senza nuove notizie ci sentiamo perplessi. Ci diciamo che dobbiamo sapere e conoscere tanto. Ogni occasione per acquisire qualche nuovo bit d’informazione è necessariamente da sfruttare. I nostri occhi allora rimangono sempre in giro, e anche gli orecchi, nonostante l’appello del Saggio: L’occhio non si sazia di vedere, né l’orecchio si riempie dall’udire.

Con tanta voracità cerchiamo ed inghiottiamo storie varie: più interessanti e sorprendenti sono, più ci piacciono. La nostra mente cerca sempre dei nuovi stimoli, altrimenti ci annoiamo e la vita sembra di perdere il suo senso.

Tuttavia nella tradizione spirituale e filosofica sempre si apprezzava il dono (o piuttosto la capacità) di concentrazione, opponendola alle distrazioni che disturbano la pace dell’anima. Allora niente di strano che San Benedetto raccomanda nella sua Regola che “nessuno si permetta di riferire ad altri quello che ha visto o udito fuori del monastero, perché questo sarebbe veramente rovinoso. Se poi qualcuno si provasse a farlo, sia sottoposto al castigo previsto dalla Regola (RB, LXVII 5-6)”.

Nei tempi di Instagram, facebook, twitter e whatsapp verrebbe da dire: che anacronismo! Non possiamo vivere senza condividere tutte sulle nostre attività. E per conoscere meglio gli altri dobbiamo proprio sapere cosa hanno fatto.

Ma, davvero, conoscendo tanto sulle attività degli altri possiamo dire di conoscerli? Pubblicando ogni momento foto dai posti dove siamo (o i messaggi con le nostre osservazioni e riflessioni) realmente vogliamo dire qualcosa seria su noi stessi? Non succede al contrario, cioè che così cerchiamo solo di presentare una nostra visione di noi stessi: mobili, bravi, particolari?

Allora, dove sta la verità su di noi? Dove risultiamo di essere veramente noi stessi? Cosa sappiamo davvero degli altri? Ci sono ancora occasioni per conoscerli? Forse dobbiamo scoprire che la nostra ricchezza interiore, infinita ed irrepetibile, è più interessante di tutti i colori del mondo. Il mistero di ogni essere umano rimane un abisso insondabile, possibile da scavare solamente per coloro che riescono vivere la profondità della loro propria persona. Lì l’orecchio interno gode tantissimo delle bellezze, più affascinanti di tutte le curiosità del mondo messe insieme.

p. Bernard Sawicki osb
www.anselmianum.com

 

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