RIFIUTI, TERREMOTO A BRINDISI: SINDACO ARRESTATO, 4 INDAGATI Sequestrato l'impianto di biostabilizzazione dei rifiuti Cdr e Css

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Sono quattro le persone complessivamente indagate nell’inchiesta che ha portato all’arresto del sindaco di Brindisi, Mimmo Consales, dell’ imprenditore del settore dei rifiuti, Luca Screti, e del commercialista e capo dell’ufficio amministrazione della Nubile, Massimo Vergara. Il quarto indagato – per il quale i pm Giuseppe De Nozza e Savina Toscani avevano chiesto l’arresto, rigettato dal gip – è Marcello Caramuscio, altro dipendente della ditta Nubile. Tutti e quattro sono accusati di concorso in corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio; Screti e Caramuscio di frode nelle pubbliche forniture e truffa; il reato di gestione abusiva di una discarica è invece contestato nel decreto di sequestro dell’impianto di biostabilizzazione.

Ottenendo dalla società Nubile il pagamento di 30mila euro del debito personale (di complessivi 315mila euro) che Consales aveva col Fisco, il sindaco – secondo l’accusa – ha favorito Screti nella gestione dell’impianto di biostabilizzazione dei rifiuti Cdr e Css di Brindisi, che è stato sottoposto a sequestro senza facoltà d’uso. A quanto accertato, la ditta Nubile avrebbe dovuto impiegare 8 milioni di euro per il revamping, ossia per le opere che avrebbero consentito l’entrata in esercizio a regime dell’impianto a norma di legge. Non lo avrebbe fatto e non avrebbe quindi prodotto il combustibile derivato dei rifiuti, così come previsto dal capitolato.

Quest’ ultimo prevedeva la produzione del 50% di biostabilizzato (che doveva andare in discarica), mentre l’altra parte, il Cdr, doveva essere destinata ai termovalorizzatori. Violando il capitolato, invece, la Nubile mandava irregolarmente la gran parte del prodotto in discarica. Ciò comportava che i Comuni dell’Ambito pagavano un servizio che l’impresa non svolgeva (con un danno stimato in 500mila euro) e che i proprietari della Nubile in un solo anno, nel 2014, avrebbero avuto un illecito vantaggio patrimoniale di circa 3,2 milioni di euro. I rifiuti prodotti irregolarmente – secondo l’accusa – venivano smaltiti nella discarica di Autigno, gestita fino a poco tempo fa dalla società Nubile e sotto sequestro da alcuni mesi.

Sotto la lente della procura sono finite anche le fidejussioni fornite, per l’aggiudicazione dell’appalto alla Nubile, dalla società Daneco per cui c’era stata – è detto in una nota – “una informativa antimafia atipica” della Prefettura di Milano. La società Nubile è indagata ai sensi della legge della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.

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