Migranti, l’odissea rosa

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Continuano incessanti nel 2016 gli sbarchi di profughi e migranti sul territorio europeo. Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), nei primi 18 giorni di gennaio, sono arrivati in Grecia via mare 31.244 migranti, pari a 21 volte gli arrivi per l’intero gennaio 2015 quando furono 1.472. Continua purtroppo a salire anche il numero delle vittime, sono circa 77 i migranti morti in mare nell’Egeo già nei primi 18 giorni di gennaio nel tentativo di raggiungere le coste della Grecia. Nel Canale di Sicilia nello stesso periodo i migranti arrivati sono 607 e 18 quelli annegati. Complessivamente, nel 2015, oltre un milione di persone, di cui buona parte donne e bambini, ha raggiunto l’Europa, superando di quattro volte il numero registrato nell’anno precedente.

La presenza di molte donne e ragazze apre nuove questioni e sfide che richiedono necessariamente particolare attenzione e impegno da parte di tutti i paesi interessati dal loro arrivo e passaggio. Una ricerca di Amnesty International presentata in questi giorni denuncia proprio i rischi e i pericoli cui sono esposte in particolare le donne durante il percorso che dal loro paese le porta nel nostro continente. Si tratta di un’indagine che raccoglie tra le rifugiate presenti in Germania e Norvegia alcune testimonianze che narrano il lunghissimo e difficilissimo viaggio delle donne lungo la cosiddetta “rotta balcanica” che dalla Turchia, attraverso la Grecia, la Macedonia, la Serbia e l’Ungheria, si dirigono verso Austria, Svezia, Germania, Norvegia ecc.). Tutte hanno raccontato di essere state minacciate e molte di loro di aver subito violenza fisica, sfruttamento economico, molestie e di essere state costrette ad avere rapporti sessuali con i trafficanti, col personale di sicurezza o con altri rifugiati, anche all’interno del territorio europeo.

Amnesty denuncia con forza questa situazione e chiama in causa governi e agenzie umanitarie affinché forniscano adeguata protezione a tutte le donne e ragazze in fuga da Siria e Iraq per evitare che le stesse si ritrovino a cadere dalla “padella alla brace”, affrontando, dopo gli orrori e le sofferenze imposte dagli interminabili conflitti in corso nei loro paesi, stupri e angherie di ogni tipo. Per noi donne della Cisl, adeguata protezione significa, ad esempio, riservare alle donne luoghi e spazi più idonei a garantire loro sicurezza fisica e psicologica. Basterebbero, insomma, piccole accortezze ma che sarebbero di grande aiuto a persone già provate e terrorizzate e che temono soprattutto per i propri figli spesso al loro seguito.

La costruzione di muri e la chiusura delle frontiere da parte di alcuni Paesi europei, sospinti dall’egoismo, di certo non aiutano a trovare soluzioni a questa crisi umanitaria sempre più strutturale, che non accenna a diminuire e che determina condizioni di precarietà estrema e pericoli per la salute e l’incolumità di chi preme per chiedere asilo, sostegno e proseguire il “viaggio della speranza” verso la meta prescelta. Anche L’Agenzia Onu per i Rifugiati (Unhcr), il Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite (Unfpa) e la Commissione per le Donne Rifugiate (Wrc) hanno espresso in una nota forte preoccupazione per i gravi rischi in cui incorrono le donne rifugiate e migranti che sono in transito in Europa. Una valutazione sul campo ha fatto emergere che “le donne che viaggiano sole o con bambini, le donne incinte, quelle che allattano, le ragazze adolescenti, le bambine non accompagnate, le bambine vittime di matrimoni precoci, le persone con disabilità, donne e uomini anziani, sono tra le persone maggiormente a rischio e richiedono risposte di protezione coordinate e adeguate”.

Di fronte a questo quadro drammatico, come donne della Cisl, ci uniamo a tali richieste auspicando, oltre al deciso contrasto all’azione dei trafficanti, iniziative più incisive da parte delle stesse agenzie umanitarie e dall’Europa non solo per sollecitare e monitorare l’impegno da parte dei paesi interessati ma anche per attivare e concretizzare azioni capaci di garantire sicurezza nel viaggio e nei diversi punti di raccolta che costellano le vie di fuga verso l’Europa, in particolare a tutela della vita dei bambini e delle donne altrimenti soggette ad una doppia vulnerabilità, in quanto profughe e in quanto donne. Ciò prima di ogni altra sia pur legittima questione inerente la governance e la distribuzione degli arrivi tra i singoli paesi europei. La dignità e i diritti inviolabili delle persone sono principi irrinunciabili e alla base di ogni civiltà e democrazia.

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