“SOSTENERE LA SIRIA E LA REGIONE”, SANTA SEDE AL FIANCO DEL POPOLO L’arcivescovo Paul R. Gallagher: la crisi umanitaria ha bisogno di una risposta a medio e lungo termine

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Si è conclusa ieri a Londra la conferenza “Sostenere la Siria e la regione” dove delegazioni di 70 Paesi si sono riunite per discutere dell’emergenza profughi e di prospettive di ricostruzione della Siria, devastata da 5 anni di guerra che ha causato oltre 250.000 morti e milioni di profughi all’estero. Gli Stati partecipanti si sono impegnati nello stanziare oltre 10 miliardi di dollari per aiutare il popolo siriano e i rifugiati in fuga dal conflitto. “L’importo non è la soluzione, ma aiuterà a salvare vite umane”, annuncia il primo ministro inglese David Cameron.

A presiedere il summit, Gran Bretagna e Germania insieme con Kuwait, Norvegia ed Onu; hanno preso parte al tavolo anche Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, e John Kerry, alla guida della delegazione degli Stati Uniti, mentre l’Italia è stata rappresentata dal ministro degli Esteri Gentiloni. Fa sentire la propria voce in positivo la Santa Sede, attraverso l’arcivescovo Paul R. Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati, che sottolinea quanto la crisi umanitaria siriana, che ormai volge al sesto anno, abbia bisogno di una risposta a medio e lungo termine soprattutto in relazione al problema dei rifugiati e al carico che subiscono i Paesi ospitanti.

La Santa Sede, sottolinea Gallagher, “partecipa volentieri”, in particolare, “si accoglie con grande favore l’accento sul provvedere istruzione, lavoro e sviluppo economico in questa conferenza dei donatori”. Il Vaticano aveva già intrapreso la direzione di aiuti umanitari volti alla ricostruzione del tessuto sociale siriano dando priorità a istruzione, aiuti alimentari, salute e alloggi per i rifugiati, nello spirito della Chiesa cattolica, di andare incontro ai bisognosi e più vulnerabili. Tra le minoranze più colpite dai disagi della guerra vi è peraltro quella dei cristiani, cui spesso mancano aiuti umanitari essenziali, e vittima di una pulizia religiosa.

Con la recente conferenza, la comunità internazionale ritrova dunque un programma comune; da Londra può venire un forte messaggio di pace nel senso della diplomatizzazione della crisi, ciò al fine di fare comprendere alle milizie sul campo che la rotta è quella di cessare il fuoco. Il 25 febbraio prossimo riprenderanno i colloqui di pace iniziati a Ginevra, interrotti a causa del complicarsi dello scenario geopolitico nella Siria settentrionale. Come sottolinea De Mistura, un fallimento delle potenze internazionali in Siria a questo punto lascerebbe poche speranze in merito a possibilità di un cessate il fuoco imminente.

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