IL DIRITTO DEL FIGLIO

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FIGLIO

di biagio aldoUn tema delicato come il diritto del minore ad avere una famiglia necessita di fare chiarezza nella confusione. Il ddl Cirinnà fa riferimento alla disciplina delle adozioni e per giustificare il tentativo di introdurre l’istituto dell’adozione per le coppie omosessuali, nel dibattito pubblico, si usano numerose mistificazioni. Si dice, per esempio, che i contrari “preferiscono lasciare i bambini negli orfanatrofi”, “sono contro l’amore, la libertà e la felicità”, “non si curano dei bambini delle famiglie arcobaleno”.
In nome di queste mistificazioni, il pensiero unico impone la dittatura informativa in favore della presunta verità assoluta della ratio delle unioni omosessuali.

La disciplina delle adozioni e degli affidamenti (legge n. 184/1983 e successive modifiche), ovvero, il diritto del minore alla famiglia (legge n. 149/ 2001), viene totalmente ignorato e disatteso nell’art. 5 del disegno di legge sulle unioni civili, che crea una fantasiosa nuova fattispecie di genitorialità. E fa rientrare, con una violenta forzatura, l’adozione del figliastro (Stepchild Adoption) nella categoria delle adozioni particolari, trasformandola da un‘eccezione in regola.

L’adozione, infatti, riguarda i minori abbandonati. L’art.44 comma 1 della legge sulle adozioni prevede, infatti, che un minore possa essere adottato anche quando non si trovi in uno stato di abbandono in casi speciali previsti per legge: se orfano di padre e di madre; quando sia impossibile l’affidamento preadottivo. Nel caso dei figli della coppia omosessuale, si tratta di bambini che non sono orfani o abbandonati, ma che hanno almeno un genitore. Il Tribunale di Roma ha già emesso 16 sentenze di adozione per casi particolari in favore di coppie omosessuali, configurandoli nella fattispecie di cui sopra.

Mentre rimane seria la situazione di circa 35mila bambini abbandonati in Italia, di cui quasi 20mila si trovano in orfanatrofi, con un calvario dell’iter adottivo, costi esosi e una burocrazia farraginosa per le coppie regolarmente sposate. Non esiste un diritto ad avere un figlio, all’adozione, nel nostro ordinamento e neppure nelle Convenzioni internazionali.

L’art. 5 del ddl Cirinnà lo crea ex novo, ribaltando la posizione del minore da soggetto di diritto in oggetto di un diritto. In contraddizione con il dettato costituzionale e in violazione aperta degli artt. 29 e 30, che tutela la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, come peraltro confermato in tutta la giurisprudenza; e quindi, così violando il diritto del minore alla famiglia, che significa ad un padre e una madre, ad avere entrambe le figure genitoriali.

Tra l’altro, si tratta di un cavallo di Troia per introdurre l’adozione in generale per le coppie omosessuali e apre la porta ad altre forme di genitorialità “procurata”, come la maternità surrogata, l’“utero in affitto”, oggi vietato in Italia, ma di fatto questa proposta di legge consisterebbe in una sorta di “sanatoria” preventiva.
Lo Stepchild Adoption non potrà configurarsi come un “caso particolare” di adozione, in quanto non contraddistinta dal carattere di eccezionalità. E di fatto introduce un diritto ad “acquistarsi un figlio ad ogni costo”, inaccettabile. Per assecondare l’egoismo di pochi individui, di una lobby, si commette l’errore più grande: violare i diritti dei minori.

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