FRANCESCO INCONTRA I CONSACRATI: “NON VI ATTACCATE AL DENARO” Nella Sala Nervi l'udienza del Pontefice ai religiosi per la conclusione dell'Anno della Vita Consacrata

460
papa francesco

Volge al termine l’Anno della Vita Consacrata. In attesa della solenne celebrazione eucaristica presieduta dal Pontefice nel pomeriggio del 2 febbraio, il Papa Francesco ha incontrato cinquemila religiosi e le religiose. Nel corso dell’udienza, Bergoglio ha messo in guardia i sacerdoti dal rischio di attaccarsi al denaro, “sterco del diavolo”, come reazione al calo delle vocazioni (una “sterilità” che non deve indurre alla tentazione della “disperazione”), raccomandando l’obbedienza, poiché anche l’anarchia è “figlia del demonio”, e la “prossimità”, a partire da quella con confratelli e consorelle, evitando il “terrorismo” delle chiacchiere nelle comunità religiose.

Poi Francesco ha messo da parte il discorso scritto che aveva preparato: “è un po’ noioso leggerlo, preferisco parlare con voi di quello che mi viene al cuore, d’accordo?”. Tre le parole-chiave del suo intervento: profezia, prossimità e speranza. Quanto a quest’ultima, ha detto il Papa, “vi confesso che a me costa tanto quando vedo il calo delle vocazioni, quando devo ricevere i vescovi e domando ‘quanti seminaristi avete?’, ‘quattro, cinque…’, quando voi nelle vostre comunità religiose, maschili e femminili, un novizio, una novizia, due, la comunità invecchia; invecchia quando ci sono monasteri grandi portati avanti da quattro o cinque suore vecchiette fino alla fine. Questo mi fa venire una tentazione contro la speranza e dico: ‘Ma Signore cosa succede, perché il ventre della vita consacrata diventa tanto sterile?”.

Alcune congregazioni fanno “l’esperimento della inseminazione artificiale – ha proseguito il Santo Padre suscitando le risate dell’uditorio–. Si deve ricevere con serietà, si deve discernere bene che questa è una vera vocazione a aiutarla a crescere. Credo che contro la tentazione di disperazione che dà questa sterilità dobbiamo pregare di più. Senza stancarci. A me fa tanto bene leggere quel brano della Scrittura dove Anna, la mamma di Samuele, pregava, chiedeva un figlio. Io vi domando: il vostro cuore davanti a questo calo delle vocazioni prega con questa intensità? Il Signore, che è stato tanto generoso, non mancherà la sua promessa, ma dobbiamo chiedere, dobbiamo bussare alla porta del suo cuore. C’è un pericolo, è brutto ma devo dirlo: quando una congregazione religiosa vede che non ha figli e nipoti e comincia a essere sempre più piccola si attaccano ai soldi. E voi sapete che i soldi sono lo sterco del diavolo; quando non possono avere la grazia di avere vocazioni e figli, pensano che i soldi salveranno la vita e pensano alla vecchiaia: così non c’è speranza. La speranza è solo nel Signore, i soldi non te la daranno mai, al contrario ti butteranno giù».

Quanto alla “profezia”, il Papa ha concentrato la sua attenzione sul tema dell'”obbedienza”. Si necessita di un'”obbedienza forte, non militare, no, quella è disciplina che è un’altra cosa, ma una obbedienza di donazione del cuore: questo è profezia. ‘Non ha i voglio di fare una cosa?’, ‘Sì ma secondo le regole devo fare questo e questo, e secondo le disposizioni questo e questo’. E se non vedo chiaro, parlo col superiore e la superiora, ma dopo il dialogo obbedisco. Questa è la profezia, contro il seme della anarchia che semina il diavolo. L’anarchia della volontà è figlia del demonio, non è figlia di Dio – ha sottolineato Francesco – il figlio di Dio non è stato anarchico, non ha chiamato i suoi a fare una forza di resistenza contro i suoi nemici, anche lui lo ha detto a Pilato: se io fossi un re di questo mondo avrei chiamato i miei soldati per difendermi. No, lui ha obbedito al padre, ha chiesto solo ‘questo calice no, ma si faccia quello che tu vuoi'”. Poi un gesto singolare; Bergoglio fa il segno della barba, facendo scorrere la mano sul mento, e dice: “Il mio italiano è tanto povero, devo parlare il linguaggio dei sordomuti – ha spiegato -; l’obbedienza si deve ingoiare, ma si fa”.

Per quanto riguarda la “prossimità”, i religiosi sono “uomini e donne consacrate,  non per allontanarsi dalla gente e avere tutte le comodità, ma per avvicinare e capire la vita dei cristiani e dei non cristiani, le sofferenze, i problemi, le tante cose che soltanto si capiscono se un uomo o una donna consacrata diviene prossimo nella prossimità. ‘Ma padre io sono una suora di clausura, e cosa devo fare?’. Pensata a Santa Teresa del Bambino Gesù, patrona delle missioni. Diventare consacrati – ha proseguito – non significa salire uno, due, tre scalini nella società. E’ vero, tante volte sentiamo i genitori dire, ‘sa padre io ho una figlia suora, io ho un figlio frate’, e lo dicono con orgoglio, è vero, è una soddisfazione avere i figli consacrati. Ma per i consacrati non è uno status di vita che mi fa guardare gli altri dall’alto: la vita consacrata mi deve portare alla vicinanza con la gente, vicinanza fisica, spirituale, conoscere la gente”.

Qual è allora “il primo prossimo di un consacrato? Il fratello o la sorella della comunità, questo è il vostro primo prossimo. Una prossimità carina, eh, buona, con amore. Io so che nelle nostre comunità non si chiacchiera”, ha esclamato il Papa con ironia, suscitando l’applauso dei presenti. “Un modo di allontanarsi dai fratelli e dalle sorelle della comunità è proprio questo, il terrorismo delle chiacchiere. Chi chiacchiera è un terrorista dentro la propria comunità, perché butta come una bomba la parola contro questo o quello e poi se ne va tranquillo: chi fa questo distrugge. San Giacomo diceva che la virtù umana più difficile da avere è quella di dominare la lingua. Se mi viene da dire qualcosa contro un fratello o una sorella, di buttare una bomba di chiacchiera, bisogna mordersi la lingua forte. Se tu butti la bomba della chiacchiere nella tua comunità questo non è prossimità, è fare la guerra, è provocare distanze. Se in quest’anno della misericordia ognuno di voi riuscisse a non fare mai il terrorista chiacchierone o chiacchierona, sarebbe un successo di santità grande per la chiesa”.

“Siete chiamati a proclamare la realtà di Dio, anzitutto con la vostra vita prima ancora che con le parole – sottolinea Francesco -. Se a volte Dio viene rifiutato o emarginato o ignorato, dobbiamo chiederci se forse non siamo stati abbastanza trasparenti, mostrando non il volto di Dio ma piuttosto il nostro”. infine, il Papa esorta a “farsi vicini ad ogni uomo e ad ogni donna”, ricordando che “seguire Cristo vuol dire caricare su di sè il ferito che incontriamo lungo la strada; andare in cerca della pecora smarrita; essere vicini alla gente, condividere le loro gioie e i loro dolori; mostrare con il nostro amore il volto paterno di Dio e la carezza materna della Chiesa. Nessuno mai – ammonisce Francesco – vi senta lontani, distaccati, chiusi e perciò sterili”.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS