RAI, NEL 1977 LA TELEVISIONE ITALIANA DIVENTA A COLORI

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Il 1977 per la televisione italiana è un anno glorioso: nasce la rubrica “Check Up” e il cavallo “Furia”, 20 milioni di spettatori sono incollati davanti a “Portobello”. Ma è, soprattutto, l’anno del colore: debutto ufficiale sugli schermi Rai, il 1 febbraio. In realtà, il primo annuncio a colori era toccato a Rosanna Vaudetti, nel 1972. Ma ci vorrà ancora un po’ di tempo per mandare in pensione il monoscopio Rca in bianco e nero e colorare d’azzurro lo storico segnale orario delle 20. Era ancora in bianco e nero Furia, il cavallo del west, che beve solo caffe, primo esperimento di telefilm Usa nello spazio pre-telegiornale. Ma era decisamente giallo il becco del pappagallo del mercatino di Enzo Tortora, ed erano a colori le gag dei comici di “Non stop”.

A guadagnarne fu soprattutto lo sport: le maglie dei calciatori diventarono finalmente viola o rossonere, ma anche le altre discipline acquistarono un rinnovato appeal. Parallelamente alla tv a colori, nel ’77 nelle case degli italiani si diffuse il telecomando, già in commercio da due anni: venduto in dotazione con i nuovi apparecchi, dava al pubblico la magica sensazione di poter scegliere. Al traguardo del colore l’Italia era arrivata in grande ritardo rispetto agli Usa e al resto d’Europa: nel 1961 in Francia era stato definito il sistema Se-Cam (Sequentiel Couleur à Memoire), nel 1963 in Germania era nato il Pal (Phase Alternation by Line); nel 1967 servizi tv a colori erano stati lanciati in Gran Bretagna, Germania e Francia. L’anno buono per il Belpaese sembrò in un primo momento il 1970.

In quel periodo la Rai iniziò le prove tecniche al mattino, con una serie di immagini statiche a colori su musica classica. Ma il senatore repubblicano Ugo La Malfa, in un’interrogazione parlamentare sollevò il timore di una possibile spinta verso il consumismo e l’inflazione. I tempi slittarono. Una nuova occasione venne con le Olimpiadi di Monaco, trasmesse a giorni alterni con il sistema Pal e il Se-Cam. Due anni dopo il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica scelse il Pal e, con il placet del governo, la Rai iniziò le prove tecniche di trasmissione.

Nel 1976 fu la volta delle Olimpiadi di Montreal e dei “Quaderni neri del Tg2”, primo programma parzialmente a colori, con tanto di autorizzazione ministeriale. Era un mix di riprese a colori in studio e filmati d’archivio in bianco e nero. Fu solo nel periodo di Natale, l’allora ministro delle Poste e Telecomunicazioni Vittorino Colombo, al termine delle edizioni serali di Tg1 e Tg2, ad annunciare ufficialmente la nascita della tv a colori in Italia.

Data stabilita: martedì 1° febbraio. Giunse il giorno tanto atteso, celebrato da Corrado nella sigla d’apertura di “Domenica In”: da quel momento la nostra televisione incominciò a svecchiare la sua immagine, introducendo via via la nota del colore tanto atteso. Le sigle di inizio e fine trasmissioni, soppresse nel 1986, furono colorate in azzurro. Anche le italiche vedute dell’Intervallo ricevettero una nota di vivo colore, prima di scomparire anch’esse nel cassetto dei ricordi. Il vecchio monoscopio Rca in bianco e nero sparì definitivamente e poco per volta il colore si estese anche alle pubblicità (dal gennaio 1978) e a tutti gli altri programmi, da quelli di intrattenimento agli sceneggiati, dall’attualità ai film.

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