La debolezza del Parlamento

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intercettazioni

Con grande lucidità e estrema efficacia Michele Ainis sul Corriere della sera di sabato 30 gennaio ha posto l’accento su quale tipo di democrazia sia diventata l’Italia: “Il Parlamento è debole nei confronti del governo, il governo è debole nei confronti delle piazze. Ai politici italiani, più che un voto, serve una vitamina”. Ecco, una vitamina. Anzi, le vitamine perché la maggioranza ha bisogno di una cura di mantenimento, mentre l’opposizione ha estremo bisogno di un prodotto ricostituente, assieme ad una bella dose di antibiotici. Le cento piazze arcobaleno della scorsa settimana dovevano essere l’iniezione di fiducia per il governo, il Family Day il tonico per chi contesta il decreto Cirinnà. Nel primo caso dall’iniezione si è passati al palliativo, nel secondo la piazza ha sorpassato la politica, ponendosi come punto di riferimento per quell’area culturale che crede ancora che i valori non sono disvalori e che in principi non sono armi puntare contro nessuno.

Con troppa fretta e eccessiva omologazione ideologica la sinistra che difende la famiglia arcobaleno ha armato l’arco dei sostenitori del decreto Cirinnà con frecce intrise nella logica della libertà di amore. Non è questo ciò che è in discussione. Far finta che il tema sia un altro, e non le adozioni per coppie dello stesso sesso, è fuorviante e non serve alla causa di chi sostiene la famiglia arcobaleno. “E’ un dovere dei politici governare nelle istituzioni, non nelle piazze”, sostiene ancora Ainis, “intervenire in Parlamento, non nei talk show televisivi, dove ormai s’incontrano più senatori che in certe sedute a Palazzo Madama”. Ecco, questo è il punto.

La manifesta incapacità della politica di assumersi le proprie responsabilità determina questa evocazione della democrazia delle piazze. Chi porta più gente sotto al palco vince. Ma non può, non deve funzionare così. Serve uno scatto di orgoglio da parte di chi governa e di chi controlla. Altrimenti avremmo altre mille manifestazioni così. Detto ciò il Family Day del Circo Massimo, al di là di tutte le considerazioni, è stato un evento politico, non mediatico, con il quale sarà necessario fare i conti. “Al momento delle elezioni dovremo ricordare chi si è messo dalla parte della famiglia e dei bambini e chi se ne sarà dimenticato rendendo possibile l’abominevole pratica dell’utero in affitto”, ha detto Massimo Gandolfini, leader del Family day, raccogliendo l’applauso più forte della giornata, “seguiremo i prossimi passaggi della legge minuto per minuto e valuteremo chi ha raccolto il messaggio della piazza e chi lo ha preso per metterselo sotto i tacchi”.

Un appello secco, forte del placet della tanta gente presente in piazza, da cui a più riprese si dava notizie dal palco del circo Massimo, prima un milione, per arrivare ai due, comunicati sul finire della giornata. Numeri enormi che, come succede in questi casi, dovranno essere confrontati con quelli delle forze dell’ordine, che potrebbero essere diversi. Il solito inevitabile balletto delle cifre, il valzer delle presenze per animare i dibattiti. Cifre a parte, la kermesse capitolina si è conclusa sulle note di “Nessun dorma” dalla Turandot di Puccini. Una sorta di “avvertimento” che arriva dalla piazza che ha detto “no” alle unioni civili, alle adozioni omosex e all’utero in affitto.

Le richieste del popolo del Family Day le hanno ascoltate in diretta alcuni politici che si sono fatti vedere sotto al palco, in un evento che non prevedeva nessun intervento di parlamentari, ma che avrà, come era nelle previsioni, grande significato politico in vista dell’iter del ddl Cirinnà, che martedì arriva in Senato per il voto. Tra i membri del governo in piazza, il ministro per l’Ambiente Gian Luca Galletti: “Sui valori irrinunciabili siamo liberi”, sottolinea l’esponente dell’esecutivo, “non ci può essere nessun patto di governo su questi valori, e come ha detto Renzi, correttamente, c’è libertà di coscienza”. I più numerosi tra i parlamentari al Circo sono i centristi. Renato Schifani, senatore di Ap, punta sulle unioni civili, “dicendo però no ai matrimoni gay”.

“Ascolteremo tutto quello che questa piazza chiede e porteremo in Parlamento le istanze contro il ddl Cirinnà soprattutto dicendo no alle stepchild adoption”, ha detto il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa. “Sono qui al Family day in veste di esponente politico e di donna. E se Dio vorrà la prossima volta sarò qui anche in veste di madre visto che ho appreso da poco di aspettare un bambino”, dice Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, all’arrivo in piazza. “Per questo sono ancora più arrabbiata per il ddl Cirinnà”. Insomma, presenze di peso e posizioni forti, quelle espresse dai politici che vanno nella direzione del confronto e non dello scontro. Tanto che Angelino Alfano, fresco vincitore della partita del rimpasto di governo, ha incontrato Gandolfini sostenendo di aderire alle motivazioni della manifestazione. Bene, adesso non resta che attendere la prova dell’Aula, dove la politica dovrà dimostrare cosa vale o se la piazza è davvero più forte del Parlamento.

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